Troppe imprese italiane non hanno capito l’importanza del Web.

Pubblicato il Pubblicato in Digital Asset Optimization, SEO SEM Marketing, Web Marketing

Questo mio post prende spunto da un articolo dal titolo: “In Internet mi gioco l’azienda” pubblicato su l’Espresso dell’11/03/2010 (pag. 152- 153 – 155) nella sezione Tecnologia a firma di Federico Ferrazza e con la collaborazione di Barbara Aversano.

Il sottotitolo è d’avvero singolare: “Marketing 2.0 – Poche luci e molte ombre” e si continua con:

Poca trasparenza. Scarso uso della Rete. Incapacità a comunicare con i social network. Troppe imprese italiane non hanno capito l’importanza della Web reputation. Rischiando di perdere la faccia. Ma anche i clienti.

Bell’articolo, questo è un dato di fatto ma ci sarebbero non poche precisazioni da fare come i dati e le citazioni fatte da studi che… a mio personale avviso, sono falsate dagli stessi istituti che li pubblicano con una certa serie di imprecisioni di chi, della rete, ne fa un uso prettamente commerciale senza mai fare un minimo riferimento ne alle fonti delle loro ricerche e ancor più grave, senza mai fare un minimo di ricerca effettivo verso i tanti “seri professionisti della rete” e mi spiego:

Questi istituti/aziende sono solite fare ricerche per grandi aziende, ne pubblicano i dati macroscopici e dimenticano che il paese Italia non è fatto solo di grandi Holding e di prodotti destinati ad una certa fascia di mercato ma da PMI (piccole e medie imprese) che nell’uso professionale della comunicazione via sito web e dei Social Network, ne fanno un uso limitato a causa dei relativi costi che spesso vengono confusi o “venduti” come servizi di Pubbliche Relazione o peggio: attraverso canali di editoria tradizionale e qui si apre un capitolo molto confuso e fonte di polemiche; andiamo per gradi…

Il Web Design viene spesso confuso con “presenza in internet”, le web agency spesso si improvvisano anche a fare azioni di web marketing, è ovvio, è palese… con la crisi in atto e le trasformazioni che anche in rete si stanno vivendo, tanti ne stanno pagando le conseguenze, per questo “proporre” servizi ausiliari che diano anche una continuità di lavoro alle stesse web agency e per chi ci lavora, una nuova fonte di guadagno, un sostentamento quasi necessario ma… la qualità dei servizi proposti?

Quante web Agency sono in grado di fare SEM (Search Engine Marketing) e SEO (Search Engine Optimization) in maniera professionale?

Dagli esiti di varie richieste di preventivo e di collaborazione che mi sono giunte, il dato impressionante è la reale necessità delle aziende di “sanare” realtà legate ad azioni di uffici stampa o di web agency che non hanno prodotto risultati adeguati, di avere posizionamenti efficienti e “reali” e non solo scritti solo su dei contratti. Se ne deduce che, l’effetto immediato è che per avere un certo riscontro di popolarità, alcuni sprovveduti o avventurieri, approdano a canali come i social network… non conoscendo la comunicazione che si fa attraverso i social network si creano ulteriori e dannosi problemi come l’esposizione a possibili contestazioni o a inefficienze di servizi. E’ il rovescio della medaglia della “popolarità” in rete.

Tutt’altra storia quando è un professionista ad occuparsi di Web Marketing e comunicazione attraverso i social, il branding è necessario ma ne parlerò più avanti…

Anche per questi motivi, nascono servizi di “sponsorizzazione” o il buzz marketing che è basato sul passaparola, è di questi giorni la notizia che Wikio (L’attualità dai blog) acquista una nota agenzia di buzz marketing (articolo e commenti che suggerisco di leggere: Wikio Compra PromoDigital). E’ sempre più evidente che in Italia c’è un grosso problema di qualunquismo generalizzato, una disinformazione di massa e mi spiego: quanto stanno facendo le due aziende sopra citate, ne è un effetto chiaro; Wikio si vanta di essere il giornale digitale del futuro raccogliendo informazioni direttamente dai blog, dai feed RSS dei blogger che scrivono, commentano prodotti ecc… e fino a qui, nulla di male anzi; il problema è che si sono inventati di “sponsorizzare” gli articoli dei blogger pagandoli 66 euro in base a campagne “promozionali”. Non si tratta più di una rete libera e trasparente, pagando della pubblicità mirata, si veicolano informazioni che a fronte di un pagamento, non potranno che essere forzatamente buonistiche.

web-marketingQuello che le aziende dovrebbero capire è che una sponsorizzazione è limitata nel tempo, un sito web aziendale seguito da professionisti “resta” nel tempo e si arricchisce con i commenti diretti dei clienti, è una fonte di ricchezza enorme per l’azienda stessa. Non si può dire il contrario altrimenti della rete e dello stesso Wikio, si dovrebbe scriverne un capitolo a parte o raccontare delle barzellette ma in Italia, tutto è possibile come “sfruttare” i blogger con questi sistemi.

L’utente sarà in grado di capire se quell’articolo è sponsorizzato (forzato) o spontaneo? I contenuti che si troveranno negli indici di ricerca… saranno ovviamente quasi tutti simili? Google, come tratterà il link e gli articoli sponsorizzati? E’ un passo verso il passato e non verso il futuro e chi ci rimette, sono sempre le aziende che investono in queste forme di marketing.

Altro dato fondamentale di questa strana nazione Italia è legato a quei servizi “All Inclusive”, quei servizi che con poche centinaia di euro promettono posizionamenti ai primi posti in Google (primo danneggiato da queste politiche) e traffico di migliaia di utenti; vero, possibile, magari il numero degli accessi triplica, quadruplica raggiungendo dei picchi veramente impressionanti ma senza alcun risultato tangibile: il ROI (Return on investment, indice di redditività del capitale investito o ritorno degli investimenti).

Qualche caso da me affrontato è riconducibile a grosse aziende di hosting e search che, come contorno, offrono questi servizi di promozione in rete. Il risultato è un investimento molto alto con dei ritorni sia di immagine che di veri contatti molto imbarazzanti ma, meglio tacere e immaginare che i dati che abbiamo letto nell’articolo di Federico Ferrazza siano tutti veritieri e basati su ricerche profonde, attente e non solo “pagate” da colossi come Adobe (citata nell’articolo).

Meglio quindi chiarire le idee e distinguere qual è il lavoro di una Web Agency, di Design e quant’altro, da chi fa Search Engine Marketing o Search Engine Optimization, settori indipendenti e complementari ma… tutte assieme devono fare parte di un progetto comune che parte dal professionista (o azienda specifica) che deve avere le giuste professionalità e conoscenze dell’uso della rete (SEM), del marketing dell’azienda e dei suoi prodotti, dei punti di forza come quelli di carenza e… sviluppare nell’insieme delle altrui competenze (design e SEO) un prodotto web che deve dare dei risultati, che può essere misurato, corretto ed evoluto nel corso del tempo.

Questo a discapito di tutte quelle forme tradizionali di comunicazione come: tv, carta stampata, pubblicità radiofonica, uffici PR , buzz marketing ecc… Cosa sto dicendo? Semplice, una progetto web può essere monitorato quasi in real time, ne si possono apprezzare le potenzialità in fase di progettazione, acquisirne i dati in fase di pubblicazione e “correggere”; immaginare la stessa cosa su una rivista specializzata che ha una sua vita di “edicola” su dello stampato… fatto l’errore o non avuto il risultato, quello che è stato fatto è definitivo.

Esempi in tal senso se ne potrebbero fare tanti, anche nel campo televisivo si può dire la stessa cosa anche se i costi di uno spot pubblicitario, di produzione effettivo, non può essere paragonabile a un investimento nel tempo per la realizzazione di un sito web, perché? Se non sono un colosso, immaginare di avere uno spot tra i principali canali televisivi nazionali per un anno solare… costerebbe una cifra considerevole ma… c’è un ma che dovrebbe far comunque riflettere i più “tradizionalisti”; il web è mondiale mentre la televisione… resta nazionale! Questi i limiti di carta stampata e affini, televisione.

I Social Network, questi strani e complessi strumenti che talvolta portano ad aprire sezioni speciali in cliniche per curare disturbi della personalità o della “dipendenza”… vanno usati con consapevolezza e moderazione. La condivisione non è una necessità come non lo è avere un numero infinito di “followers” o di fan. Per le aziende, sistemi come Twitter e FaceBook non possono essere altro che il veicolo di “comunicazione/dialogo” anche attraverso messaggi rapidi o chat con la propria clientela.

Veicolare anche attraverso queste forme di comunicazione il marchio aziendale, le novità ecc.. è logico, utile e si fa branding ma tutto questo, deve essere comunque parte di una regia che tenga sempre ben presente il core business aziendale, raccogliere dati e feedback dall’utenza, creare relazioni privilegiate, fornire assistenza diretta e tutta una serie di potenzialità che solo la rete sviluppata da professionisti può dare.

L’articolo dell’Espresso è un articolo che comunque merita di essere letto, personalmente non mi sono piaciuti i titoli che talvolta possono indurre a pensare della rete in maniera negativa, con l’Italia come fanalino di coda di tante realtà europee e internazionali nei settori di comunicazione e marketing web, non mi ha fatto particolarmente piacere. La Brand Reputation non è un capitolo facile da affrontare, i casi sono tanti e anche quelli menzionati nell’articolo, sono situazioni che hanno comunque fatto scuola a chi fa questo mestiere professionalmente, non c’è nemmeno da dimenticare la facilità di accesso alla rete che… in altri paesi è gratuita, ma noi in Italia, paghiamo l’accesso più caro di tutta Europa; anche questo dovrebbe far riflettere.

L’interazione tra il SEM e l’addetto marketing di una azienda deve essere forte, basato sul rispetto e sulla reciproca fiducia, con queste semplici basi, si cresce assieme nel web e i risultati non possono che dare forza a migliorare i progetti.

Dare l’idea che la rete non sia una opportunità per le nostre aziende, per le PMI italiane, non è un messaggio corretto.

Alessandro Vitale

DBATrade SEM e SEO Bologna

Le imprese italiane e l’importanza del web

La vignetta è di Altan che ne detiene i diritti.

Articoli Web Marketing

3 pensieri su “Troppe imprese italiane non hanno capito l’importanza del Web.

  1. L’unico vero ROI e’ la possibilita’ di avere una quantita dei “clienti potenziali” si dice in inglese “leads’. Esitono dei servizi che ti offrono questi dati. SEO, blog e social networks sono i tre componenti come “tools” che si puo’ usare con una strategia di “inbound marketing”.

  2. Non posso che darti ragione Vincent,

    il dato strano è che poche realtà italiane sono pronte e recettive sotto l’aspetto prettamente informatico del mezzo internet. L’utilizzo di social e/o anche del solo CMS aziendale. Il livello di utilizzo del PC è diffusissimo, del potenziale che potrebbe però avere una azione mirata e strutturata nell’ambito del web marketing e del Social Media Marketing, risulta essere a limite di qualsiasi più rosea aspettativa nel 2011.

    Manca conoscenza, sembra che gli stessi professionisti non abbiano intensione di elevare a dotti nessuno, siamo legati a dei commerciali che non fanno assolutamente ne il bene del cliente che dell’attività di web; meno ancora all’intero settore rovinando il mercato.

    Mi rendo ben conto che rischio di essere autoreferenziale ma quanti di noi sono personaggi pubblici nel mondo dei social network? Basterebbe fare una indagine mirata e capire la reputazione, il sentiment, quello che tante persone potrebbero “suggerire” nel settore, del professionista ecc…

    L’inbound marketing è quanto mai chiaro, importante… però spiegarlo al dirigente di turno o commerciale vecchio stampo in una PMI italiana… non sanno a volte che sistema operativo utilizzano!!!

    Credo che la consulenza, la formazione, l’evangelizzazione informatica, presto o tardi, in Italia, sarà indispensabile se non vogliamo ulteriormente perdere credibilità e opportunità che per il resto del Mondo, si è già sviluppato, raffinato ed espanso. I giovani arriveranno, il cambio generazionale ha bisogno del suo tempo perché si attui; da quel momento, se avremo fatto bene il nostro lavoro, internet in Italia, sarà come la immaginiamo già in tanti… sognare non fa male ma la realtà è ancora lontana dal prendere il sentiero dell’emancipazione digitale.

    Le aziende italiane, le PMI, i piccoli artigiani, hanno un potenziale che nemmeno immaginano, speriamo possano presto capirlo e affidarsi a serie figure nel mondo del web e dei social network

    Grazie Vincent per il tuo commento, molto apprezzato, da quello che leggo, non sembri essere in Italia, se così fosse, è un mercato molto particolare e fuori dai soliti schemi US e UK per intenderci, la piccola Italia, è ancora uno stato “provinciale” d’Europa :)

    Alex

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *