Report e social Web: la polemica…

Pubblicato il Pubblicato in Digital Asset Optimization, Social Marketing, Social Network, The Fuffington Post, Web Marketing

Report Rai – Il Prodotto sei tu.

La puntata di riferimento è andata in onda il 10/04/2011 a cura di Stefania Rimini e la collaborazione di Paco Sannin

In linea di massima, si comprende il tentativo della televisione di spiegare il mondo del social networking, delle piattaforme come FaceBook, Twitter, Google nelle quali tutti i giorni condividiamo informazioni, fotografie, video… insomma, viviamo in quel mondo virtuale ma non era così che si dovevano affrontare quelle tematiche.

La polemica nata ne è una evidente dimostrazione che troppo è stato omesso, non detto o trattato in maniera molto superficiale.

Non ero a casa mia quando mi è giunta una telefonata che mi avvisava dell’argomento trattato da Report e subito mi sono messo a guardare la discussa trasmissione condotta da Milena Gabanelli.

Di base, condividendo via Twitter le impressioni di quello che si vedeva ed ascoltava, sembra evidente la forzatura quasi terroristica che spaventa l’utenza media che, in Italia, è riconosciuta per la maggior parte, ignorante digitale se paragonata con altre realtà europee o americane. L’utilizzo del mezzo mediatico televisivo, l’eco che ha la trasmissione, avrebbe dovuto tentare la strada dell’informazione, chiedere alla rete come e chi o cosa fare, insomma, informare più che spaventare.

Report FourSquare

Tante verità ovviamente, non tutto è errato tuttavia, c’è poco da dire, la poca comprensione della rete da parte di chi ha fatto questo approfondimento nel mondo dei Social Network, motori di ricerca, geolocalizzazione ecc… sembra veramente un errore a discapito dell’utenza e dei professionisti della rete.

Sarebbe meglio spiegare chi sono le figure professionali che “creano” networking, campagne pubblicitarie, posizionamento nei motori di ricerca ecc… non tutto è truffa e virale come vorrebbero alcuni social network e nulla si è detto dei vantaggi che le stesse aziende proprietarie, le Piccole e Medie Imprese hanno dal canale mediatico o anche dalle possibilità che applicativi come FourSquare possono generare per i negozi e per gli utenti che, scambiando informazioni, generano recensioni anche per evitare le truffe, mangiare male o peggio… finire in una buca come detto nel corso della trasmissione.

Proprio per questo, è necessario anche ricordare l’appuntamento FourSquare Day Italia che si terrà a Bologna Sabato 16 Aprile e vedere chi c’è dietro quegli applicativi, dagli utenti semplici ai professionisti che, anche in questo caso, si sono dati appuntamento e approfondiranno l’argomento geolocalizzazione e privacy ecc…

E’ evidente che nel buco mediatico informativo, #Report c’è finito e ha generato ulteriore disinformazione. Va da se che non commento e non mi va di farlo, giudicare le professionalità degli intervenuti ma si dovrebbe essere meno superficiali e conoscere o approfondire aspetti operativi di alcune figure che sfruttano il viral marketing e che sono stati intervistati, chi guadagna dalla pubblicità di Google ma anche in questo, l’autrice dell’inchiesta, il suo co-autore e la Gabanelli, dovrebbero riflettere; non sono tutti così ed è per fortuna, un mondo che si regolamenta in maniera molto più etica e chiara verso l’utenza.

Twitter e Report RaiCome accade nel social… è ovvio che se si parla male di qualche cosa, genera audience  e in questo caso, facendo una mera analisi di marketing, Report ha centrato l’obbiettivo ma come ho affermato in Twitter, il “fuoco amico” veramente non lo aspettavamo così poco attento e approfondito. Si tratta di pubblicità pagate dai rispettivi marchi di proprietà citati nel corso della trasmissione? Il dubbio viene o quanto meno, le regole del buon giornalismo, del marketing, del saper fare informazione, vorrebbe che il mondo della rete (tutto) fosse comunque descritto e anche paragonato con quello che accade nel resto del mondo ma parlando dell’Italia, fare un punto della situazione, conoscere i professionisti e si sa… la reputation online è uno strumento abbastanza facile e alla portata di tutti per comprendere e capire di cosa si sta discutendo.

Oscena questa puntata di Report dedicata alla rete; fate voi ma tutto il settore è stato veramente massacrato e le imprecisioni sono tante, tantissime e stupisce non poco conoscendo il taglio della trasmissione. Da questo si evidenzia chiaramente che in Italia la rete, anche per giornalisti come quelli di Report, è ancora un qualche cosa di non definito, noi non esistiamo e il SMM (Social Media Marketing) è un una nebulosa nello spazio.

Web e Report RaiMa chi sono i professionisti della rete, quali sono i compiti o come possono essere individuati? Ne ho parlato in un precedente articolo intitolato: Il Search Engine Marketing, il Copywriting e il SEO ma evidentemente, dire la verità e fare informazione non premia, meglio essere imprecisi e creare allarmismo alimentando paure e relegando le aziende e la PMI in coda all’Europa che invece, liberalizzando le connessioni, sfruttano la rete e mi dispiace far notare a Report e alla RAI che, l’Italia ancora oggi e dopo la caduta del DDL Pisanu, l’accesso alla rete è ancora tra le più care del mondo e il Digital Divide è un problema che veramente fa rabbrividire. Se il Garante dovesse mai investigare in merito, i professionisti italiani, rispetto al resto dell’Europa, sono stati penalizzati ed è un dato di fatto; nessuno però dice niente…

Non commento nemmeno quanto sentito dall’AGCOM e mi chiedo chi sono i “professionisti” che trattano queste materie; dubbio lecito, non conosco, non si sa tuttavia, soluzioni ci potrebbero essere e magari condivise tra professionisti ma è evidente che del Web 2.0 e del networking… in Italia se ne fa solo un gran parlare ma si ritorna a quanto dicevo prima, l’ignoranza la fa da padrona e sempre a vantaggio dei monopoli di quelle aziende di traffico dati e delle stesse aziende ben descritte dalla trasmissione Report; l’utente italiano, spremuto come un limone, sotto tutti gli aspetti, per accedere in rete, in rete… molto male!!!

  • E’ possibile aggirare i problemi legati al web caching  di Google?
  • Migliorare la sicurezza online?
  • Gestire profili in maniera professionale?
  • Modificare le piattaforme sociali obbligando a maggiore chiarezza dei servizi offerti?
  • Rivolgersi a professionisti nel mondo della rete?
  • Avvalersi di professionisti in outsorcing per la gestione professionale dei Social network?

Io credo di si, non è di certo facendo della disinformazione che si vince l’ignoranza digitale; e no cara RAI, mi dispiace Report ma questa volta, avete creato un precedente a svantaggio degli utenti, dei professionisti e del mondo libero e serio della rete. Quella che ogni giorno produce web di qualità, approfondimento e scambio di informazioni attraverso i social network, chi genera informazione e opera in maniera onesta e chiara verso i propri clienti ed utenti anche nel social networking.

L’interesse, anche solo a dare supporto a quanti non sanno, è un modo propositivo per indurre il singolo utente a utilizzare al meglio la rete.

Mi aspetterei un contraddittorio positivo, una analisi “vera” tra azioni di “black hat” e “white hat” nell’utilizzo di internet, una maggiore attenzione del mondo professionale che si auto-regolamenta e spesso “segnala” a quelle piattaforme come Google, FaceBook, Twitter, Polizia Postale, quanto di brutto si trova in rete. Di questo nessuno ne parla ma c’è la rete, i blog che ci danno voce e questo post ne è una dimostrazione.

In piena era Web 2.0, la disponibilità ad approfondire gli argomenti, confrontarsi, discutere gli argomenti in maniera chiara e senza per questo omettere nessuna delle verità comoda o scomoda del mezzo internet, è una prerogativa di chi fa della rete un mezzo di sostentamento, di vita e di cultura digitale;  la mia come quelle di tantissime altre persone che ho sentito, sono a vostra disposizione; basterebbe chiedere, anche via rete…

Alessandro Vitale

DBATrade SEM SEO DAO

Rai Report e il Social network

Tags: ,

 

Articoli Web Marketing

15 pensieri su “Report e social Web: la polemica…

  1. Non uno, dico *uno*, di quelli che hanno criticato la puntata di Report di ieri ha specificato cosa ci fosse di erroneo e perché.

    Anche in questo post non c’è traccia di argomentazioni.

    Da professionista nel settore, non posso che rintracciare una fretta fottuta di chiudersi a riccio di un’intera categoria professionale di fronte non già ad un attacco ma ad una descrizione analitica e sistematica di quale sia il core business (e le conseguenti dinamiche) di giganti della profilazione come FaceBook e Google.

    La mia impressione resta sempre che nella nostra provincialissima Italia non si riesce a vedere business senza una sostanziale ignoranza (o infarinatura di conoscenza parziale e pilotata) del mercato.

  2. Ciao Ivan,

    mi sembra che non hai letto bene, io faccio delle domande ma in realtà sono dei punti su i quali ho ravvisato delle problematiche di narrazione o di poca chiarezza alle quali… loro avrebbero dovuto dare delle risposte. E’ altrettanto evidente che l’intervista data all’Unità di questa mattina della conduttrice, tu non l’hai sentita.

    Non ci sarà diritto di replica, loro hanno fatto quel tipo di trasmissione per rendere “accessibile” ai non addetti ai lavori, lo strumento social network e le problematiche ad esse connesso. Se per te questo va bene, per me è limitante, non credo di essermi per questo chiuso a riccio come dici, l’apertura c’è alla fine del post e l’argomento è da me ampiamente discusso e dibattuto attraverso Twitter come in un gruppo di Social Media Marketing (chiuso e di professionisti).

    Riguardo la tua osservazione, l’ignoranza e il business, mi trovi d’accordo ed è quanto descritto dal mio articolo.

    Ti ringrazio per aver scritto,

    Alex

  3. Il problema per me sono proprio gli errori approssimativi commessi, e ne ho ravvisato almeno quattro:

    1) Chiedere se Youtube puo’ “moderare i video prima di riceverli” (!) è semplicemente una domanda malposta, e viene il dubbio che sia stata fatta ad arte per “dimostrare” l’opinione della giornalista che era evidentemente ostile a quanto presentato. Personalmente adoro il giornalismo d’assalto di Report, enon l’ho scoperto ieri: è solo che per farlo bisogna essere ben informati sull’argomento, sennò si passa per complottardi da quattro soldi.

    2) Si confondeva Facebook con Google, sono due cose diverse… e sembra quasi che servano agli stessi scopi dal servizio.

    3) Ad un certo punto si fa un casino assurdo, confondendo l’uso di un protocollo sicuro come https con la robustezza di una password, concludendo frettolosamente che c’è un rischio privacy dato da due cose… sconnesse tra di loro. E’ chiaro che il rischio c’è, ma andava a mio avviso presentato meglio, proprio perchè rivolto ad un pubblico non specialistico.

    4) Dal servizio qualcuno potrebbe dedurre che il numero di Like di FB influenzi il posizionamento su Google, il che è semplicemente falso ed andava verificato. Il compito di filtro del giornalista è fondamentale, altrimenti dovrei aspettarmi una puntata di Report sulle scie chimiche, sugli UFO presidenti degli Stati Uniti o su John Titor.

    Ovviamente questo è quanto ho recepito io…

  4. You my dear Alex are always my hero… The fact I could not respond (limit of 1000 characters) to that ridiculous story & show, The Report, only reinforces what you and I have been saying all along. ITALY needs to wake up!!

    I also know you don’t limit people’s opinion when it comes to comments. So I will respond here since I have to cut my response into three different posts! What a pain in the ass and a HUGE fail in regards to L’unita.

    As an Italian living in the US it saddens me to see such a discouraging and one sided opinion when it comes to social networks on this very popular TV Show What is even more disturbing is the show itself “Report” does not allow comments. That in itself already leads me to believe they have no idea how to use Social networks. Here they (Gabanelli & producers) have the opportunity not only to invite discussions good or bad but to find out what and how they can make Social networks a positive rather than the negative. It’s not surprise for people that work on the Internet the dangers it offers. Regardless of whether we are used as the product or not.

    We have a choice and a responsibility to our OWN privacy. But to be an alarmist is not only destructive to the growth of Italians on Web.20 but it shuts down any potential conversation they may have in order to use Web2.0 to better the country. Whether politically, economically and yes socially.

    Ultimately, social networks are personified by “the freedom to use reason”. Here in the 21st century, our biggest commodities are reason and information not people like you stated in your show.

    We live in a world where “influence” isn’t based on what you know; on the contrary – influence is defined by things like “followers”, “fans” and “klout”.

    This trend has increased exponentially since things like Twitter and Facebook have become household words. Nowadays, you have 4 year olds asking their parents to “Google” something. The world we now live in – our global culture – has evolved into a symbiotic cyborg-type relationship of cyborg-type relationship of society and technology.

    Let me include that with reason comes responsibility The never-ending, always growing digital culture faces a huge responsibility. We now have the ability to start a revolution through the likes of Facebook, Digg, commenting, etc. We no longer look at the Internet as just a way to make more money. The latest mobile application in the virtual world isn’t the most important thing.

    The Digital Age is about making changes in humanity. It’s about building connections, authority and credibility – street cred in 140 characters or less. Where and how we move forward from here has yet to be fully discovered. What we do know, though, is this: you, the microblogging, tweeting, commenting author, yield the power to raise a whole nation…Shame on you Gabanelli for not doing your job.

  5. Perdonatemi, ma vado spedito e controcorrente.

    Che la TV sia “nemica” della rete e oggettivamente inadatta a parlarne in termini positivi e/o costruttivi è un dato di fatto. Sono anni che in televisione i social vengono descritti come il regno della frivolezza e il web come il regno del male e delle tenebre. Ci stupiamo che Report non faccia eccezione?

    In fondo questa puntata ha soltanto omesso gli aspetti positivi che noi, spesso in modo soggettivo, attribuiamo alla rete, non ha demonizzato nulla e, come sempre, non ha nemmeno incensato.

    E’ stata una puntata tecnicamente non all’altezza? Forse, ma nulla che giustifichi, secondo me, questa assurda e ridicola alzata di scudi da parte di addetti ai lavori e simpatizzanti dei social.

    Volete sapere come la penso davvero?

    Credo che a molti dei big abbia dato fastidio non essere stati interpellati e non aver potuto calcare la ribalta nemmeno in questa occasione.

    Claudio Gagliardini

  6. Ho diritto di replica :)

    Claudio, già che tu sia venuto a scrivere sul mio blog, che magari ti sei letto anche il post… qualche cosa di eccezionale Report lo ha fatto :)) Tornando seriamente alle situazioni che si sono generate e all’argomento, cercando di non essere lungo nell’esposizione… posso darti ragione, non potrei altrimenti tuttavia, non credo che sia il punto di fuoco principale e molto lo hanno detto e fatto gli utenti, i clienti, le persone che conosco e non ultima… una mia familiare che spaventatissima, mi ha chiamato chiedendo lumi in merito.

    Che il taglio giornalistico d’indagine sia una caratteristica di quella trasmissione, più che d’accordo con te, che non abbiano scoperto nulla di cui non si sapeva… altro dato di fatto ma da qui a dire o a fare l’esempio che con i like si avanza in FaceBook su Google, perdonami ma questo del search mi ha fatto veramente sorridere e ho già immaginato anche la query di ricerca per associazione/nome. Questo è un dato di fatto, il video e il montaggio è il loro dunque, dire che si sia trattato di un qualche cosa all’altezza delle competenze, mi sembra quanto mai sgradevole.

    Per quanto la mancanza degli aspetti positivi, se prima avevi un qualche potenziale utilizzatore interessato anche al mondo legato al SMM, oggi ha qualche dubbio in più e sai benissimo che…. quanto detto non è che una piccolissima parte delle casistiche che si sono monitorate o che sono accadute, da qui però a demonizzare dietro la bandiera della comunicazione alla portata di tutti, se io scrivo una cazzata, non posso farla passare per verità e sai benissimo che tutto quello che viene passato in televisione finisce con: l’hanno detto alla tv.

    Riguardo ai big, posso essere anche d’accordo tuttavia, c’è persona e persona e non credo che per il bene del settore tu non avresti offerto a titolo gratuito e per informazione corretta già solo la lettura dei contenuti delle domande, risposte ecc… insomma, io collaboro ma non per questo voglio apparire in prima persona, non ho alcun interesse se non cercare di fare informazione (corretta) a vantaggio degli onesti e dei professionisti. Lunge da me l’utilizzo di pianificazione di campagne PPC sia su Google che in FaceBook e quindi, se sono orientato sulla qualità del web, dei contenuti e non mi piace il viral marketing, posso essere un esempio di come partecipare a un qualche cosa che sia utile per tutti, spettatori e professionisti, utilizzatori e le stesse piattaforme sociali.

    Che la rete sia nemica della TV, lo stesso dicevano i politici e tuttavia, sono nei social, hanno blog ecc. lo stesso per le televisioni, loro blog, loro account sociali e quindi… mi sembra che l’invasione sia inversa e molta dell’utenza di alcune trasmissioni hanno fatto un buon piano strategico per la diffusione di concetti, informazioni ecc… #report è tra questi come lo è #annozero che non c’è giorno che non vanno in linea che non si legga qualche cosa con il loro hashtag.

    Detto questo, riguardo i dati di navigazione, la cronologia… anche su quello Google gioca sul fattore di “non conoscenza” ma è possibile gestire il caching web limitando al minimo i dati in locale e bloccare l’archiviazione dei dati da loggato; in quel caso, Google non può fare altro che prendere il dato più recente e proporre la sua pubblicità. Riguardo ad https e e tutto il problema di privacy, sai benissimo che è stato detto poco o in maniera molto semplicistica del tipo di protocollo e il perché del suo utilizzo; l’utente medio nemmeno se ne accorge ed è lo stesso se gli chiedi cosa sono (oggi) i feed RSS; scommetto che non ti saprebbero rispondere nemmeno in Report perché giornalisti e fanno un lavoro differente dal nostro.

    A pari livello, c’è sempre da dire in maniera pacata che, l’autority fa poco e poco tutela in Italia riguardo il diritto d’autore, lo hai sentito anche dalla loro trasmissione che l’ondemand esiste ma è regolamentato peer to peer e sarebbe quindi illegale o comunque, facilmente scaricabile ma si sa, siamo in Italia e questo non ha ancora una regolamentazione, tutto è possibile fino a quando non c’è il problema che solitamente, non è il gestore del servizio che ne fa le spese ma l’utilizzatore finale che bonariamente… scaricava su di un HD il film e viene beccato.

    E’ possibile avere un dialogo? Da quello che ha detto la giornalista e conduttrice di Report questa mattina all’Unità… no. La chat di oggi pomeriggio, non lo dico io ma chi ci legge può testimoniare, non ha risposto a nessuna delle decine di richieste che moderate, non sono nemmeno state sottoposte alla giornalista; si, non ha colpa, ha fatto il suo lavoro ma rimane sempre una giornalista e i suoi referenti? Siamo sicuri che avessero quelle competenze tali da aver affermato quello che hanno affermato? A quanto letto, visto, ri visto e sentito… non mi sembra ma se ho scritto cazzate… ditemi, sono a disposizione e se così fosse, domani mi metto a pigiare sul “mi piace” (che non ho) fino ad arrivare primo con questo articolo in Google ;)

    Alex

  7. Ciao Alessandro,

    premesso che gli argomenti intorno al web (che è come parlare della realtà) sono centinaia, in questa puntata di Report ho avuto la sensazione che la trasmissione fosse terminata all’improvviso, immaginavo lo sconforto di chi già faticava ad usare la rete.

    Messi in luce, e giustamente, gli aspetti problematici e relativi alla privacy NON è stato:

    1- Spiegato chi e perché utilizzerebbe questi dati e a quali fini
    2- Messo in luce come proteggersi online
    3- Evidenziato in alcun modo l’aspetto positivo del web

    Ci ritroviamo nella tipica disputa tra ‘apocalittici’ ed ‘integrati’, credo sia saggio, collocarsi a metà con gli occhi ben aperti.

    Ok gli aspetti sulla privacy, ma allo stesso modo, tutti questi dati in rete su di noi quanto ci sono serviti? Quanto abbiamo fatto correre velocemente le notizie? Quanto siamo più consapevoli di cosa abbiamo intorno a noi e in tutto il mondo.

    All’inizio la Gabanelli dice che la rete è quel luogo ‘dove il contenuto è generato dall’utente e poi usato da chicchessia…’ Da chicchessia? Dall’UTENTE!

    Finalmente possiamo comunicare tra di noi, in una comunicazione orizzontale e non solo dall’alto.

    @Ivan Iraci moltissimi hanno evidenziato cosa non andava nella puntata, su tutti i social e blog. Io anche ti ho espresso qualche motivazione, quella predominante è di aver creato timore nei confronti della rete senza trattare minimamente gli aspetti positivi… ad esempio l’informarci vicendevolmente su quelli che sono i pericoli dell’attualità, svelare ciò che i media non dicono, diventare noi stessi reporter, testimoni, voce in campo.

    A livello strettamente professionale, si è dedicato veramente troppo spazio alla stessa questione, si sono fatti pasticci tra social e google, anche per me che sono nel campo da poco è stato evidente come sia stato trattato il settore con una superficialità estrema.

    Il taglio era allarmistico e si è voluto vedere solo quell’aspetto… senza offrire nulla di buono, forse questo mi piaceva anche degli altri servizi? Penso di essere in gamba perché vedo Report e magari mi sto drogando di ingiustizie? Non lo so… la riflessione dev’essere comunque anche personale.

    Ho scritto alla Gabanelli, mi ha risposto, rifletterò su quanto emerso e sono comunque ancora convinta che sia giusto, per quanto riguarda il web, ritrattare l’argomento svelandone i vantaggi, enormi vantaggi. Non è la rivolta di professionisti del settore, come dicono da qualche parte, che offesa. Qui è come dire di non usare mezzi motori perché si rischia l’incidente invece di suggerire la prudenza necessaria per esplorare nuovi orizzonti, nuove libertà sfruttando ciò che abbiamo oggi a disposizione. Dov’è la scuola? Ah già siamo in Italia, ed in Italia i professori di informatica insegnano ancora Pascal… E’ tutto collegato… assolutamente.

    Faccio un esempio stupidissimo e chiudo [benché nel paese dei miei sogni potremmo incontrarci vari rappresentanti in una tavola rotonda ed imparare a conversare tra di noi: report, professionisti, blogger, utenti, politici, persone che non usano il pc, bambini…]:
    La pubblicità di Facebook è tra le pubblicità più personalizzate che ci siano e quindi, certamente molto meno invadente per l’utente che 1000 pubblicità non interessanti.
    Sorbirmi la Barilla o un certo pensiero tutta la vita non è stato divertente.

    Se cavalcassimo in modo SAGGIO l’onda del web, collaborando tutti insieme e pre-vedendone gli sviluppi futuri, significherebbe avere un web più sicuro, una società più sana, informata e collegata e saremmo tutti felici. Lo vedranno i posteri, ma lo vedranno. :)

    Ciao,
    Brunella

  8. Continuo a non capire: una redazione non è libera di fare un reportage che metta in luce i pericoli *reali* connessi ai social network senza dovere necessariamente dare spazio agli effetti positivi?

    Cos’è, la sindrome della par condicio? Quindi se si fa un servizio sugli effetti devastanti dell’alcool sul fegato dei minorenni bisogna intervistare anche l’associazione dei sommelier, o se si parla dei pericoli legati al consumo di sostanze stupefacenti bisogna necessariamente ricordare le opere meravigliose degli opium eaters o della cultura rastafariana? Assurdo. E ridicolo.

    E poi non ci vedo nulla di strano né di sconvolgente che la rete sia quel luogo «dove il contenuto è generato dall’utente e poi usato da chicchessia…». E’ proprio così, che ci piaccia o no. Spero non vogliate contrariare Henry Jenkins sostenendo l’opposto… :)

    E non solo è verissimo questo assunto, ma bisogna anche sottolineare che, quando i vostri contenuti transitano attraverso Facebook, il contenuto è usato da chicchesia, ma col *piccolo* dettaglio che l’autore ne cede i diritti a Facebook stesso. Questo la Gabanelli non lo ha detto, e non so quanti di quelli che accettano ciecamente l’EULA di Facebook se ne rendano conto…

    Insomma, non cadiamo nel ridicolo e ringraziamo Report per avere – per la prima volta in Italia – parlato di cose che altrimenti sarebbero state taciute per chissà quanto tempo ancora. E se volete evidenziare gli aspetti positivi, fate pure, ne avete diritto (e non sono mancati né mancheranno gli spazi dove ciò avviene). Ma non potete imporre a nessuno di fare altrettanto.

  9. Ah, giusto per la cronaca: io non sono né apocalittico né integrato. Conosco la rete probabilmente più di voi, visto che la mia esperienza risale alle BBS e a Gopher, oltre al fatto che anche io *campi* principalmente di Internet. Ma questo non mi impedisce di usare il buon senso nel cercare di giudicare le cose.

  10. @Ivan Iraci,

    Una redazione è libera di fare quello che gli pare, Report e la loro redazione, le persone che sono intervenute, non sono l’oggetto della discussione. Io stimo tutta la redazione di Report e la Galbanelli che reputo “coraggiosa” ad affrontare, con tutte le persone della redazione, un giornalismo che non si vede più in Italia: quello vero.

    Nel tuo iniziale commento, mi hai tacciato di superficialità, mi hai scritto che non ho argomentato… alle domande che ho posto però non hai minimamente provato a rispondere, nulla contro di te, sei libero di poter rispondere e rispetto il tuo punto di vista ma da quella trasmissione hanno detto che il caching web in Google è possibile limitarlo? Hanno detto che in FaceBook è possibile bloccare le applicazioni non desiderate o che è possibile non profilare con quello che mi piace per limitare la pubblicità?

    E’ ovvio che se dico questo, argomento ma se poi mi fai vedere chi sfrutta AdWords, FaceBook e compagnia cantando… qualche cosa c’è che non torna.
    Vogliamo parlare alla massa, ai non esperti… perfetto; sono sicuro che tanti ragazzini oggi staranno più attenti a mettere indiscriminatamente Tag alle foto, è un effetto positivo ma tu sai benissimo, lo sanno anche quelli di Report, è vero che i minorenni sono esposti, il perché è grave, sono abbandonati avanti a un PC con uno strumento che sanno utilizzare meglio loro, i bambini che gli ignoranti digitali dei genitori!

    Non è generando spavento e paure che si fa “cultura digitale” ed è vero che internet è una sorta di grande fratello onnipresente, ma basta bloccare le applicazioni su FB, evitare di postare contenuti privati, non inserire i propri dati a destra e a manca e tutto è sotto controllo; non mi sembra di aver sentito soluzioni del genere, semplici e banali o sono troppo difficili da capire anche per te?

    Che Report abbia detto che il “mi piace” sia motivo di indicizzazione e posizionamento in Google… questa macro imprecisione può capitare, ne sono consapevole ma perché è successo? Superficialità? Ignoranza? Queste sono le obbiezioni e poco mi interessa il fatto di Assange ecc.. su questo avrebbero potuto fare una puntata a parte ed approfondire meglio “l’informazione” che hanno detto di voler fare, risultato… a mio modo di vedere la cosa, una insalata più o meno utile, più o meno chiara, più o meno precisa, più o meno Report dal quale, mi sarei aspettato una segata a FaceBook per i casi che sono successi in U.S., in Italia, i pasticci di Google o le sentenze che hanno dato ragione a semplici utenti danneggiati da eliminazioni ecc… materiale in merito non ne mancherebbe.

    Definirla oscena… con tutto il rispetto, è quello che io ho avvertito al momento; ero basito da quello che vedevo ed ho atteso un riscatto per tutta la puntata, cosa che non è avvenuta. Io pericoli come tu li chiami… non ne vedo, la rete va GESTITA e se si leggono bene le condizioni di utilizzo, sai cosa stai facendo, il problema, lo sai anche tu, è che per foga e fretta ci si iscrive poi si scopre come funziona ma di FAQ (magari chiedessero o spiegassero anche queste cose cosa sono e a cosa servono) e istruzioni all’utilizzo, si sa che nessuno le legge.

    Aspetti positivi; io credo di essermi espresso più volte in merito, aspetti positivi io li ho intesi come suggerimenti all’utente, semplici, come descritto sopra e poi, perché non rivolgersi a dei professionisti che della qualità, della sicurezza ne testano anche in prima persona tutto? Non ti credere che io sia immune da virus ecc… assolutamente no, ti posso garantire che alle prime avvisaglie, trovata la soluzione, ho girato l’informazione a tutti in modo da evitare inutili perdite di tempo, su Twitter ultimamente anche bucando HotSuite, ne abbiamo viste e lette un poco di tutte.

    Riguardo la conoscenza della rete, mi appello nel tuo buon senso nel giudicare le cose, nessuno mette in discussione la tua professionalità, se c’è uno scambio di pensiero va bene altrimenti, significa affilare i coltelli e fare guerre sterili a botte di tecnicismi e non credo faccia bene a nessuno.

  11. Ciao Ivan,

    sono felicissima per la tua risposta, perché è proprio quel dialogo tra punti di vista diversi di cui parlavo e che ricerco. Che poi, presi a pezzetti, siamo ‘tutti’ sempre molto più simili di quanto pensiamo.

    Prima cosa, essere sinceri con se stessi e trovare punti d’incontro.

    Proseguo il confronto su questo:

    Io: «dove il contenuto è generato dall’utente e poi usato da chicchessia…». Usato dall’utente!
    Tu: E’ proprio così, che ci piaccia o no.

    E’ in tutte i due modi. Nel mio e nel tuo e sarebbe bello se piacesse anche a te.

    Report è fatto per denunciare truffe e pericoli? Ok, mi sto ravvedendo sul dire che dovevano parlare anche degli aspetti positivi, ma inserire ogni tanto il vantaggio ad usare la rete ‘in sicurezza’ avrebbe offerto un servizio non solo televisivo, ma anche un servizio sociale più mirato in questo periodo storico.

    Insieme a tutte le motivazioni che ti ho dato per avvalere la mia critica, spero costruttiva, è anche vero che tra le cose più fastidiose c’è il fatto che il servizio, ad un certo punto, sermbrava proprio un tipico servizio da TG 4 con quei messaggi sulla rete, quella messa in luce di alcuni aspetti a scapito di altri, forse più utili a tutti gli italiani.

    Quindi se c’è proprio una cosa che mi ha dato fastidio è che Report non ha resistito a fare un servizio sul web, pur conoscendone le conseguenze. E questo è il mio attuale punto di vista, un po’ più allargato rispetto a ieri e probabilmente ancora ingenuo fino a prossima riflessione.

    Ad oggi… io che avrei fatto? Avrei rinunciato. Sapendo che avrei ‘dovuto’ dare quel taglio, sapendo che avrei ‘confuso’ le idee da una parte e ‘appiattite’ dall’altra (se Report parla come Fede… che deve pensare l’italiano medio?)… avrei rinunciato, anche se il servizio è eccezionale rispetto agli altri: trend in crescita (web e sicurezza) e a basso costo.

    Ivan tu dici che sono i primi, a me pare che molte trasmissioni e TG abbiano parlato di web, spam, sicurezza, hacker… contemporaneamente mi pare che l’Italia sia indietro, in Europa, rispetto alla banda larga ed al wi-fi libero.

    Se vi va di proseguire il dialogo, vi chiedo:

    – Ad un giorno di distanza, pensate che Report avrebbe dovuto rinunciare del tutto al servizio?
    – Qual è il messaggio principale, secondo voi, che ha voluto mandare il servizio?

    A presto,
    Brunella

    P.s. Al di fuori di Report (o forse no) io sono dell’idea che i grandi come Facebook e Google vadano anche e ‘giustamente’ ostacolati nel loro espandersi come monopoli e quindi anche come detentori di potere erogativo e decisionale sul mercato. Ma questo… è un altro discorso.

  12. @Alessandro Vitale,

    dovevo rispondere alle tue domande? Non lo avevo capito e non ne afferro l’utilità.

    Ad ogni modo:
    *) È possibile aggirare i problemi legati al web caching di Google?
    Sì e no. Ufficialmente sì, praticamente – a meno che non blocchi del tutto l’agent e non ti fai indicizzare le pagine – ti tocca fidarti di quello che ti dicono. In ogni caso non vedo il nesso con la questione della profilazione delle utenze.
    *) Migliorare la sicurezza online?
    La domanda è mal posta, si può sicuramente rispondere di sì (sorvolando sul come/dove/quando/perché) ma non vedo il nesso con la questione della profilazione delle utenze. Ha più senso discutere di *anonimato* online, ma su questo Report ha rapidamente dato uno spunto di approfondimento.
    *) Gestire profili in maniera professionale?
    Cosa significa “gestire profili in maniera professionale”? Chi raccoglie i dati dovrebbe essere “più professionale” nel trattarli? Ma non è una fatto di “professionalità”, è un fatto di *etica*. I nazisti erano molto professionali nello sterminare gli ebrei… Iperbole a parte, questa domanda è fuori fuoco, a mio avviso, rispetto al problema.
    *) Modificare le piattaforme sociali obbligando a maggiore chiarezza dei servizi offerti?
    Sì, vabbe’, e la marmotta incartava la cioccolata… Stiamo parlando di piattaforme chiuse e proprietarie: a parole puoi obbligare a tutte quello che vuoi, in pratica devi fidarti. Cambierei la domanda in “Abbandonare le piattaforme proprietarie in favore di piattaforme libere e aperte?” e lì sì che ci sarebbe di che discutere e di soluzioni *concrete* ne troveremmo.
    *) Rivolgersi a professionisti nel mondo della rete?
    Ok, passi lo spot, ma non vedo il nesso con la questione della profilazione delle utenze.
    *) Avvalersi di professionisti in outsorcing per la gestione professionale dei Social network?
    E ridaje: non vedo il nesso con la questione della profilazione delle utenze. Queste sono risposte (commerciali) che puoi dare a chi intende spostare il suo marketing su queste piattaforme, ma non c’è alcun nesso con i pericoli evidenziati *giustamente* da quella puntata di Report.

    I pericoli puoi pure sforzarti di non vederli, ma oggettivamente ci sono.

    Ogni qual volta consegni a un privato che opera al di fuori del controllo di qualsivoglia organo di garanzia i tuoi profili comportamentali e relazionali, ti stai esponendo a un GRAVE pericolo. Consiglio a tutti la lettura di Little Brother, Cory Doctorow. Non dovete neanche comprarlo, si scarica liberamente da internet perché è rilasciato sotto creative commons.

    Buona lettura.

  13. @Brunella Giacobbe:

    Ivan tu dici che sono i primi, a me pare che molte trasmissioni e TG abbiano parlato di web, spam, sicurezza, hacker… contemporaneamente mi pare che l’Italia sia indietro, in Europa, rispetto alla banda larga ed al wi-fi libero.

    La stragrande maggioranza dei servizi televisivi cui accenni (tolto un altro grande reportage della Gabanelli sul software libero nella pubblica amministrazione) sono stati improntati al modello culturale di Aranzulla. E tra Aranzulla e la Gabanelli, concedetemelo, ne passa…

    Se vi va di proseguire il dialogo, vi chiedo:
    – Ad un giorno di distanza, pensate che Report avrebbe dovuto rinunciare del tutto al servizio?

    Ma neanche per idea!

    – Qual è il messaggio principale, secondo voi, che ha voluto mandare il servizio?

    Che ha mandato, non che ha voluto mandare: che “there ain’t no such thing as a free lunch”, che nel caso specifico la moneta di scambio siamo *noi*, le nostre vite, le nostre abitudini e le nostre relazioni e che è il caso che la gente comune ne prenda consapevolezza. E poi continui a usare FB o meno, ma a ragion veduta.

    Vi ho tediato troppo e tolgo il disturbo da questo blog, scusandomi se sono apparso pedante o “talebano” e ringraziando per la cortese ospitalità di Alessandro Vitale. Grazie!

    Ciao.

  14. Ho scritto un articolo sul mio blog, che di fatto è un commento non alla puntata di Report ma ai commenti che ha generato, alle risposte offerte, al “mondo attorno” che semplifica per colpire l’emotività dello spettatore e delegittimare.

    Il titolo dell’articolo è – appositamente – semplicistico ed in questo provocatorio: vi rimando ad esso ebgraf.com/risorse-gratis/133-report-10-aprile-social.html

    E se anche Report fosse contro Internet? >>

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *