Da “Utente” a “Criceto” in Facebook

Pubblicato il Pubblicato in Social Network, The Fuffington Post

La prima cosa da fare… è chiedere scusa ai criceti!

Nulla contro la specie e se volessimo parlare da animalisti, l’articolo che state per leggere, riguarda una razza stranissima: l’itaGliano.

Per andare alla scoperta di questa “strana” razza, è bene cominciare dal principio e provare anche “tecnicamente” a spiegare l’evoluzione di questo strano essere vivente che, all’apparenza dovrebbe discendere dall’Homo Sapiens, ma in questa strana penisola, sotto l’influenza di una gabbia digitale (HTTPs) di nome Facebook, finisce ad essere definibile come:

ItaGliano, criceto sapiens in Facebook.

criceto Facebook
ItaGliano: Criceto in Facebook

Antropologia, da Wikipedia:

L’antropologia (termine composto col prefisso antropo-, dal greco άνθρωπος ànthropos = “uomo” più il suffisso -logia, dal greco λόγος, lògos = “parola, discorso“), nata come disciplina interna alla biologia, studia l’essere umano sotto diversi punti di vista: sociale, culturale, morfologico, psico-evolutivo, artistico-espressivo, filosofico-religioso e in genere dal punto di vista dei suoi vari comportamenti all’interno di una società.

Dalla definizione, l’estrapolare i termini come: uomo (in quanto essere), parola, discorso, sociale, culturale, morfologico, psico-evolutivo, artistico-espressivo, filosofico-religioso, sono “stupefacenti” per descrivere e “circoscrivere” sia la “gabbia digitale” che il suo “infestante” essere che ci vive dentro.

Ovviamente si generalizza, il dato virale, è ormai solamente una questione legata al “cacio” (soldi in PPC) ed ho approfondito l’argomento nel precedente articolo “FailBook“. Un approfondimento lo trovate anche in qui.

Essere “uomo”, specie umana, capace di proferire “parola” che, attraverso la gabbia FaceBook, spesso vengono confusi come “discorsi” basati su aggiornamenti “seriali” o “compulsivi” con uno sciame più o meno “generalizzato” di “mi piace” o di “ri-condivisione” (soggetti pigri che ri-postano testi contenuti in immagini).

pilu-facebookL’effetto di “cultura”, è spesso rappresentato da dialoghi innescati da affermazioni di singoli tifosi (il calcio – sottocultura italica), da immagini contenenti frasi di filosofi, postare “citazioni”, ma quello che tira sempre, non può mai mancare è il “gattino”. C’è chi obietterà ma sempre di “pelo” si tratta e per una forma di rispetto, tralascio quanto sottinteso e di più popolare tra i criceti itaGliani di Facebook: ‘u pilù.

In un contesto “serio”, molto lontano dalle premesse di cui prima, gli studiosi sapranno definire quello che è per noi oggi una abitudine; considerare questi mezzi di comunicazione come “normali” ed evolutivi nel dialogo tra popoli, riduzione di distanze, azzeramento di tempo. Ma quanto influiscono sulla nostra vita? E se tutto questo dovesse essere lesivo?

Una volta, finite le scuole, solitamente, se non per vicinanza, le strade delle persone si dividevano. Facevano giri interminabili e poi, un giorno, da saggi e ormai stanchi, ci si incontrava per caso nel paesello d’origine e ci si “raccontava” viso a viso mantenendosi le dentiere traballanti tra vecchi birbantelli.

Oggi non è così, c’è Facebook!

Ouch… ecco che amori di un tempo, solo per i ricordi e situazioni che furono, diventano fantasie tali da “decidere” di mollare famiglia e tornare su quella strada interrotta anni prima; ma quando una cosa è finita, perché volere azzardare cancellando il fattore tempo? Una vota, ci si ricordava a livello mnemonico, oggi si cercano i compagni di classe o ci vengono suggeriti dal sistema; ed ecco che il criceto itaGliano passa alla fase digitale e sferra  tutto il suo fascino in un attacco diretto senza pudore; tanto, se non va con la lei dell’istante, qualche altra ci cadrà, è un dato statistico sul “volume”.

E se per l’uomo itaGliano è così, non è da meno per le donne della specie itaGliana; più furba, circuisce con una serie di trappole d’interesse, i “mi piace”, i Poke, poi incomincia a scrivere, sembra non darti più tregua, cerchi i suoi messaggi diretti, ti manda le sue foto e zap… in un attimo credi di essere in un prato di mille ricordi, da sconfinati e paradisiaci futuri, ti ritrovi a correre su di una ruota donando “dati” a Facebook anche nei messaggi privati.

Ovviamente… sempre che non ti scopra la tua donna, tua moglie o che l’amica di tua figlia, passato il momento di ormone itaGliano impazzito, non decida di pubblicare tutto e di porre fine in maniera eclatante sulla bacheca del “fu” essere Criceto o Cojote in pasto agli avvoltoi che dir si voglia.

A ben vedere, il dato reale è da scindere tra “ibridi digitali” e “nativi digitali”. I primi possono essere, chi come me, ha vissuto il dato “reale” e “sociale” senza il mezzo di comunicazione digitale, i secondi invece, sono i nostri figli, gli attuali adolescenti che, nascono in un epoca digitale e utilizzano i social come “estensione” del “reale”.

Facebook fa male
Nella pausa al cinema

Cosa fa male? Semplice… le ore passate in un Social network. Non è assolutamente giustificabile considerando che si tratta solo di un passatempo per la maggior parte degli utenti! E’ facile iniziare ma non ci si accorge che il tempo passa; provate a farci caso e riflettete su quanto di “reale” vi state perdendo.

E se è uno “pseudo professionista”? Ecco.. se passa tutto il tempo di una giornata in FailBook, la risposta dovrebbe essere abbastanza scontata. Maggiore sono le risposte, il tempo e la presenza, il numero dei FAN e anche degli “amici” (virtuali), maggiore è la possibilità che siete sulla bacheca di un “FUFFONE” o fannullone che si da arie!!

I device mobili, gli smartphone e i tablet, sono un ulteriore “droga digitale” che ESTRANEA le persone da un contesto sociale in una malattia che è: TRATTENERE nella RUOTA il CRICETO itaGliano in Facebook.

Più tempo ci passi, più condividi, più Facebook associa ai tuoi dati, ai tuoi scritti, la sua pubblicità in un male irreparabile: isolare le persone rispetto al mondo che li circonda in nome di una popolarità o di una connessione che non rende liberi se utilizzata senza conoscerne i rischi.

Nella foto, per esempio, una fila di “amici” che sono andati al cinema; possibile che invece di socializzare REALMENTE, siamo tutti intenti a scrivere in una gabbia?

Presto ti ritrovi a casa con figli che sono tra App di comunicazione a scrivere con i compagni di classe o in Facebook, la tua compagna che è assorta in una lettura ipnotica di aggiornamenti di stato o a rispondere alla qualunque mentre, ricevi una notifica ed è tuo figlio sul divano a due metri da te che ti chiede se è pronta la cena!

Quasi quasi, era meglio la televisione, oggi sentirsi soli è proprio un attimo; a no, vero… scrivimi in Facebook che mi fai compagnia, tu.. perfetta sconosciuta che mi hai chiesto l’amicizia perché avevo la foto figa, avevo 20 anni di meno, single e tutti i capelli in testa!!!

Corri criceto ItaGliano… corri e non ti fermare, la gabbia (Facebook) che ti rende felice è “gratis”, la famiglia, le persone che ti sono vicine, quelle le puoi tenere per mano mentre con l’altra sei in Facebook, non ti rammaricare però se un giorno, vicino a te, non troverai altro che il vuoto, lo avrai voluto tu.

 

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