Fuga da Facebook o idiozie di comunicatori del nulla?

Non c’è più comunicazione digitale sostenibile, i limiti tra “potenziale” e “reale” sono frontiere digitali basate solo sul mero spam organizzato, non è una fuga da facebook.

assidigitaliNon si tratta di strapazzare piattaforme social o di criminalizzare brand per avere “notorietà” per poi arrogarsi il diritto di essere degli “influencers”. Il mezzo e il come si arriva a fare certe considerazioni, è il frutto di analisi concrete e non basate sulla “comunicazione potenziale”.

E’ come dire che il nulla ha un valore quando lo zero… definisce già un valore e lo stesso vale per alcune ricerche fatte in passato; cosa hanno dimostrato? Nulla.

Quanto scritto ed affermato, è servito solo ad avere popolarità perché si attaccano nomi, persone, brands che sono costretti a prendere le distanze e a smentire intenzionalità inesistenti generando sharing su i quali, si creano inutili flame.

Ecco come la falsa ricerca, la falsa notizia, il fatto non vero… la loro strategia, prende forma e popolarità, ma la verità dov’è? NON C’E’.

E’ un dato di fatto che evidenzia anche un buco legislativo che non permette a brands di difendersi adeguatamente e di impugnare ricerche e tentativi di diffamazione. Dimostrare l’azione di lucro e di danno al brand sarebbe possibile, di fatto… azioni eclatanti ed esemplari non se ne sono viste, perché?

Fuga da facebook

Non è una fuga da Facebook, è assurdo e ridicolo fare una affermazione del genere, è la fuga da “molestatori” e “spamer” che avvelenano in maniera indegna, piattaforme come Facebook, utilizzano in malo modo gli account Twitter, Pinterest, Linkedin ed altri.

Messaggi fotocopia postati in più gruppi tematici con il preciso intento di fare cosa? Alzare polvere sul niente più assoluto, ancora meglio se poi, in era DIGITALE, serve per promuovere un LIBRO?

Ma come, un esperto di comunicazione digitale che ancora si basa sulla vecchia editoria non sfruttando il canale digitale?

Ecco che la macchina mediatica (vecchia maniera) non fa altro che attivarsi e chiamare i “soliti ignoti” ed esperti (presunti) del digitale in sedi istituzionali e con politici a corredo che di web, c’è da scommetterlo, non ne sanno assolutamente niente! La macchina del fango, definita da me e per il settore come: “macchina della fuffa”, si mette in movimento e partono le azioni spam nelle piattaforme social.

Guarda caso, più che fuga da Facebook, come per le ricerche del passato, si sfruttano questi canali per diffondere, già questo denota il limite culturale e morale della considerazione che si ha degli utenti, ancor peggio quello etico se parliamo di strateghi della rete.

Non ne avevo mai parlato, ho aggirato il problema e mi volevo tenere lontano dal discutere di cose che io ho ritenuto infondate, ma se quanto letto ed osservato è poi sfociato nel solito libro con tanto di sensazionalismo all’italiana, non posso assolutamente sottrarmi dal fare considerazioni dal punto di vista tecnico e anche di comunicazione esercitando (lo dico per i loro avvocati) IL DIRITTO DI CRITICA che è sancito nel nostro ordinamento giuridico e al quale mi appello da subito per chiarire bene il concetto.

Nel contesto, le intimidazioni o le richieste di ratifica o di errata corrige, non potranno essere accolte, ne va di logica perché bisognerà prima “dimostrare” il contrario e non esercitare leve di pressione che, con me… non servono.

Un caso mi ha fatto veramente sorridere e anche i comunicati stampa che nel tempo sono stati prodotti, evidenziano senza ombra di dubbio che la rete ha una MEMORIA e certe cose, è inutile perseguirle se si vuole fare solo i furbi. Come per la politica, inutile fare finta che la destra non è stata al Governo di questo paese e che gli attori attuali, autori di libri, deputati, senatori ecc… non sono la CAUSA dello stato attuale del nostro paese.

Cercano la verginità ora?

Credo sia difficile immaginare l’attendibilità di queste persone, rappresentanti di lobby digitali che utilizzano Twitter come “base missilistica” di LINK a ripetizione e che poi, si fanno definire “influencers” ed “esperti” in ambito web. Non c’è che dire, veri e propri assi digitali!

I politici e i lobbisti di ieri, oggi vogliono “trasformarsi” facendoci credere cosa? Che ieri hanno fatto bene? Guardatevi attorno e ragionate… in ambito web, l’Agenda digitale è un ricordo, una bolla MEDIATICA che “associazioni” di nota fuffologia applicata in chiave lobbistica, avevano vantato come “loro conquiste”: dov’è?

Meglio il “vostro silenzio”.

La rete, i veri professionisti, non vi riconosce in quanto tali, se vi serve attaccare un operatore telefonico per una presunta pubblicità discriminante, attaccare in maniera strumentale una società che si è aperta alla comunicazione con gli influencers (#meetFS), non avete capito nulla. Sono atti di meschini e insignificanti esseri del nulla, quel valore che determina senza ombra di dubbio il “vostro” reale valore: lo 0 assoluto.


12 comments on “Fuga da Facebook o idiozie di comunicatori del nulla?”

  1. Alessandro Vitale

    Hehehe… i correttori sono una brutta bestia! Grazie della segnalazione, una “b” al posto di una “r” e tutta la frase ha tutt’altro senso.

    “arrogarsi il diritto”: attribuirsi, chiedere, pretendere ciò che non è dovuto. arrogarsi un merito.

    Chiedo scusa dell’errore, non voluto.

    Alex

  2. Sabrina Ancarola

    Ciao Alessandro,

    sono la meschina che ha attaccato La3, una dei meschini, lo ammetto e che dietro molti ci abbiano visto chissà che cosa mi fa sorridere. Io lavoro in ospedale, scrivo idiozie e non ma non so niente di influencer ecc.

    Quando vedo in rete una campagna sessista m’indigno e la segnalo, visto che mi occupo anche di diritti delle donne e lo faccio per passione, se poi l’azienda risponde con arroganza e non capisce il perché molti s’indignano trovo questo contro produttivo proprio per l’azienda e due domande sul migliorare la comunicazione al posto di pensare ad un attacco me le porrei.

    Trovo assurdo vederci un complotto, come trovo assurdo che nessuno abbia chiesto a me e agli altri che si sono indignati per quell’infelice tweet il perché.

    Sabrina Ancarola

  3. Alessandro Vitale

    Ciao Sabrina.

    Personalmente non parlavo di te ma di situazioni che magari… sono state una giusta causa, un fraintendimento ma che dei noti volponi e fontane di lacrime di questo settore (web), hanno saputo non solo far finta di essere interessati a una causa ma non hanno fatto altro che cavalcare l’onda per un ritorno d’immagine.

    Nel mio articolo faccio riferimento a loro e non ho definito TE in alcuna maniera visto che lavori in ospedale e nella vita ti occupi d’altro. Per quanto ai diritti, per quanto di nobile ci possa essere in tutte le cause che vedono una QUALSIASI forma di discriminazione, ricordare che a monte esiste una azienda, che ci sono delle persone che lavorano e che via SOCIAL si mettono in discussione e dialogano con l’utente finale, dovrebbe portare a un ragionamento diverso, più aperto e meno criminoso di come è stato fatto in questi ultimi tempi.

    Non mi riferisco al tuo caso, ben più grande è stato il caso #meetFS che forse non hai seguito come ho fatto io dove, non sono intervenuto ma ho una analisi precisa e puntuale di chi, come e anche il perché è stato fatto tutto quel rumore per nulla. Questo è comunicare? E’ fare cultura? Cultura Digitale? Tutti adepti di un modo di fare sensazionalistico e populistico alla Grillo?

    Anche un concetto nobile, come può essere il difendere l’immagine e il ruolo della donna, con queste tecniche che alimentano i soliti FUFFONI della rete e del digitale, SMINUITE il concetto pilota, distruggete la credibilità di un settore, si arrogano meriti e popolarità che non hanno. Attenzione alle false battaglie, non voglio sminuire la tua osservazione che poteva essere corretta ma montare sulla scia di altri, loro lo sanno fare bene e ci vorrebbe la pubblicità di un dado: Ehi papà, guarda… UN POLLO!

    Sabrina, grazie del tuo commento, spero di essere stato esaustivo con te, credimi… non era assolutamente rivolto a te o a qualcuno in particolare, si osservano più cose e poi siamo liberi di esprimerci liberamente in articoli come quello che ho scritto. Se ti sei sentita chiamata in causa, ti chiedo scusa, era un osservare da professionista, atteggiamenti che si ripetono sistematicamente quando ci sono alcuni temi popolari o dove, loro vedono dei ritorni d’immagine in popolarità.

    Alex

  4. Etta Zoll (Anna)

    Ciao Alessandro,

    anzi tutto il tuo post mi è piaciuto molto. In secondo luogo, grazie per l’esaustiva risposta data a Sabrina, la puntualizzazione interessa anche a me. Come spero, tu ricorderai, io sono invece quella che ha iniziato la ‘fuffa’o meglio: da cliente 3 ho per prima sottolineato alla 3 che non avevo gradito quel link in particolare, l’accostamento donna-tablet-manager- matrimonio. ecc ecc.

    Sarei curiosa di sapere ora (considerato che nemmeno io lavoro nella giungla del web e dei social networks) chi sono questi ‘noti volponi del web’? giusto per capire da chi i miei (e di Sabrina) tuit son stati usati e cavalcati :)

    E poi mi chiedo: ma la prossima volta che come cliente/donna ecc ecc volessi esprimere disappunto o, al contrario, sottolineare un buon customer care o altro, devo stare attenta a come tuitto e quanto tuitto al riguardo, perché ci sono ‘volponi del web’ pronti a seguire l’onda?

    Grazie per l’attenzione,

    ZollAnna™

  5. Sabrina Ancarola

    Sono intervenuta per questo,

    so che non è un attacco a me ma proprio perché si è detto di tutto (naturalmente mi riferisco solo all’ultima parte del tuo post) su i nostri tweet verso La3 che colgo l’occasione approfittando del tuo spazio per parlarne dal mio punto di vista, quello del consumatore, punto di vista che mi pare non sia stato preso in considerazione e che invece è quello che rimane prezioso proprio per voi che della comunicazione ne avete fatto un mestiere. La storia è nata così: una mia amica mi fa notare quel tweet de La3, cercando di richiamare sulla comunicazione a mio avviso errata e infelice da parte di chi gestisce il twitter dell’azienda mi sono sentita dare di rosicona e quant’altro (enon è successo solo a me).

    I miei tweet e il mio post sono stati letti e discussi non solo da chi si occupa di comunicazione di genere. A parte il prendersi di rosicona ho notato quello che definisco un free mirror climbing da parte del comunicatore che dopo asseriva di essersi riferito ad una battuta del film della Monroe e anche se così fosse è un film degli anni 50 e per fortuna non tutte al giorno d’oggi ambiscono a sposare un milionario (e neanche negli anni 50).

    Ritengo che si siano potenzialità enormi nell’essere sempre connessi, si poteva parlare di altro ma vedere che ci si riduce, come spesso accade, come se tutti fossimo parte del pubblico di Uomini e Donne della De Filippi personalmente lo trovo svilente. Detto ciò ammetto che per molti una comunicazione di questo tipo può fare presa e anche questo mi mette una tristezza infinita.

    Ho saputo poi da altri che una persona de La3 ha considerato il complotto e non le legittime lamentele di noi utenti, alla fine così niente di costruttivo è stato fatto e si è persa una buona occasione. La3 ci ha fatto una figura superficiale con noi, poteva cogliere (e ripeto parlo da utente, ma siamo noi che compriamo i prodotti, la vera parte da tenere in considerazione) l’occasione per un buon dialogo al posto di darci dei rosiconi.

    – Vi prego considerate sempre noi ;)

  6. Alessandro Vitale

    @Etta Zoll Anna.

    Ciao, mi fa piacere che tu abbia gradito il post, in realtà è una osservazione più verso uno specifico settore come hai notato e non era una analisi a quello che tu ed altre utenti web, fate in rete. Mi chiedi i nomi… sarebbe sciocco da parte mia farlo, essendo un articolo generico, non credo sia necessario fare dei nomi. Situazioni citate hanno visto attori ben specifici, rappresentanti di lobby dell’advertising e della comunicazione, note associazioni del settore ed altro fino ad arrivare allea apocalittiche prese di posizione contro FS che sono stati quasi tutti inghiottiti dallo sharing che l’attacco ha generato in rete.

    Che tu voglia esprimere un disappunto, nessuno te lo vieta, nemmeno io lo farei mai tuttavia, io tento sempre prima il twitt diretto, chiedo spiegazioni e poi, se non mi viene risposto o mi mandano dove non dovrebbero mandarmi, come utente e poi come professionista, incomincio a chiedere spiegazioni pubbliche.

    Aprire un dialogo, non è affatto facile, sostenere una tesi, non è altrettanto facile, scrivere ed essere fraintesi, è facilissimo e voi lo sapete quindi… inutile fare del sensazionalismo a tutti i costi, inutile attaccare alla gola ma pensiamo invece che dall’altra parte, ci potrebbe essere una stagista inesperta messa per imparare che ha scritto una cavolata, una copy che per 400 euro al mese, deve sbattersi a dare risposte che non le competono e via di questo passo… la realtà è questa e si possono chiamare come volete, la maggior parte dei BIG players del nostro comparto produttivo, come comunicazione scelgono queste soluzioni e poi nascono i problemi.

    Posso mai dire di non scrivere o stare attenti a quello che si scrive? Ma quanti di voi hanno comprato fan e poi detto che erano influencers? Far scrivere che si è giornalisti ed esperti di rete e poi… a stento si capisce la differenza tra un bit e un twitt e l’ordine dei giornalisti… non sa chi sia il personaggio?

    Se queste cose bisognerebbe ragionare, non devo dire io chi sono quei personaggi, lo dovreste sapere voi, da quello che fanno e come lo fanno!

    Alex

  7. Alessandro Vitale

    Sabrina,

    io non rispondo per quelle aziende, non ho contratto o legame alcuno con loro, è un dato di fatto che proprio per un atteggiamento di sensazionalismo e di inettitudine sfruttando anche una protesta, obbiezione, osservazione, fraintendimento, c’è chi ha fatto i suoi interessi. Cosa dovrebbe dire FS? Vi rendete conto che una AZIENDA, apre il suo core alla rete, invita gli influencers e cosa capita? Di tutto e di più e più passavano le ore, peggio era la situazione.

    Uno stupro alla comunicazione, all’intelligenza e alla nostra professione. Loro hanno avuto incrementi di followers, su i loro post (SFRUTTANDO L’IMPOSSIBILE) hanno avuto like… FS cosa diavolo ci ha guadagnato in tutto questo? L’utente finale? Eccolo il danno!!!

    Questa è la storia di un web malato, inutile, fine a se stesso! Se non siete VOI utenti a capire che c’è chi fa il furbo e che voi siete TUTTI vittime di social network, che utilizzano i vostri dati e i vostri contenuti… lo devo fare io? L’ho scritto più volte… non sarò un influencers come “loro”.
    Lo stesso le testate giornalistiche online… non condividete il link, prendete la notizia e DIGITATELA, finiranno di scrivere porcherie se si abbassano i volumi di condivisione!!

    Una farfalla tatuata sul linguine di una donna, deve fare scalpore e migliaia di commenti e link? Ma siete donne voi o un imbecille io? Volete tagliare le gambe a questo SFRUTTATORI? Smettetela di condividere, smettete veramente di entrare in circoli viziosi che non portano ad altro che a sfruttare una popolarità spesso fatta di immagini che sfruttano anche detti maschilisti, tette e culi. E’ quello che tira, voi… tagliatelo! :)

    Alex

  8. Etta Zoll (Anna)

    Grazie Alessandro per la risposta.

    Eh invece sarebbe carino dire chi sono questi grandi players io ‘conosco’ per fama solo, l’autore del libro che viene criticato (a ragione) nel tuo post. Gli altri non so chi siano, perché non sono del tuo settore. Pazienza questa vicenda rimarrà nella mia memoria come quella del grande mistero del complotto, che mi fa molto sorridere :D

    E comunque sì, hai molta ragione: in Italia dovrebbero smettere di pagare 400 euro o meno le persone oppure assumere delle/degli stagiste/i per fare il lavoro che competerebbe a un professionista (che andrebbe pagato il giusto).

    Il mercato del lavoro italico è scandaloso… ma questo è un altro discorso :)

  9. Sabrina Ancarola

    Quindi dovremmo smettere di dire la nostra su campagne che riteniamo sbagliate?

    E perché non dovrebbe essere l’azienda tranquillamente a mettersi a dialogare con noi? E’ questa la cosa più semplice proprio per evitare eventuali manovre di altri, no? :)

  10. Alessandro Vitale

    Anna,

    non so di chi stai parlando, l’autore del libro “fuga da facebook” lo ignoro, ne conosco studi passati ed attacchi furibondi a professionisti che provavano a dire la loro in maniera anche più scientifica che una ricerca che ha decretato il nulla più assoluto se non un tam tam di articoli su stampa non qualificata per parlare di certi argomenti.

    Ho visto una copertina, ho visto un titolo, ho scritto un post, non ci vedo nulla di male. No, non è carino fare i nomi, sconveniente per il mio modo di vedere le cose, esistono metodi molto più efficaci come la strategia e il dato di fatto e le ricerche VERITIERE come effettuate da professioniste (DONNE) del settore quanto su questo blog. Numeri che non servono a denigrare nessuno ma a portare alla luce il fatto evidente che la chiacchiera è un concetto potenziale, il dato reale, è tutt’altro.

    Riguardo al mercato del lavoro, in Italia si da troppa poca importanza al ruolo del digitale e della rete, il discorso è presto fatto e dovrebbe risultare facile capirlo: sono sempre quelle persone che si arrogano i diritto di scrivere e di fare che MINANO la cultura digitale con il preciso intento di mantenere BASSO il livello di cultura diffusa ed essere sempre loro, i soliti ignoti, ad essere i punti di riferimento di un settore che potrebbe determinare la svolta della nostra piccola e media impresa.

    Troverei grave se un esperto di web avesse un blog di cucina e fosse esperto di culinaria, trovo ancora più assurdo che un presunto esperto di web, scrive di Android ignorando che è un marchio Google. Avesse detto che i broccoli sono friarielli campani, tanti gli avrebbero riso in faccia. Ma non sono gli unici, anche Riotta, se guardi tra i miei articoli, fanno spesso “cultura” secondo loro e non secondo verità.

    Tutto questo per rispondere ad entrambe: inutile fare dei nomi, tetti e culi, li condividete e li seguite anche voi, di brutture ne vedete e sentite tutti i giorni, articoli come il mio, sono solo goccioline in un mare che può contenere tutto ma sta all’utilizzatore finale, premiare o punire chi fa bene o chi fa male. Punire in senso figurato, arrivare a bassezze o accuse o portare alla ribalta nomi, significa fare pubblicità lo stesso e non è il mio intento, come vedete, sto qui civilmente a rispondere e non mi sembra che il mio articolo sia di accusa verso alcuno.

    Alex

  11. Alessandro Vitale

    Ecco Sabrina,

    hai usato il termine corretto: dialogare. Fare il twitt per far montare centinaia di messaggi alla rinfusa che puntano solo a denigrare o a fare il male di una azienda, magari su un fraintendimento, una scritta errata di una stagista… lasciano il tempo che trovano.

    Cercare sempre il dialogo, provare ad aprire la comunicazione e non fare sempre delle basi missilistiche pronte a fare fuoco! Se io di rispondessi attaccandoti, dicendo che non sei una professionista e che i tuoi commenti non valgono nulla… che effetto otterrei? Non il dialogo, come vantano quei “comunicatori del nulla”, innescherei solo dello sharing e poco vale un “fuga da facebook”.

    Il giochetto da TAGLIARE è proprio questo. Il virtuosismo è cercare di aiutare le aziende a migliorare la comunicazione anche quando sbagliano. L’utente è fondamentale, sei tu, sono io che pago anche la pubblicità, migliorare un servizio, è un mio diritto, se distruggo la comunicazione, cosa rimane? IMPOSIZIONE?

    Ridicolo nel 2012!!

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