Fuffologia: dai blog ai social network al marketing minimale

Già… il marketing;

definirlo minimale, potrebbe turbare tanti, anni di studi, di test e tante altre belle ricerche di illustri del settore dell’editoria quanto del più attuale web. E’ quest’ultimo però che sta vivendo momenti molto imbarazzanti e poco chiari se consideriamo l’aspetto cronologico sia degli eventi economici che quelli culturali.

La frontiera digitale, quel mondo capace di unire tutto e tutti e far realmente correre idee, fantasie, creare network, collaborazioni, amicizie… è questo mondo che è sempre più spesso sotto attacco da un marketing tradizionale che non accetta di segnare il passo ai tempi.

Lo stesso vale per l’editoria tradizionale, il profumo del libro, della rivista, del giornale ma poi… si passano innumerevoli ore a leggere attraverso i social media (vedi Twitter) o scambiandosi informazioni via Facebook.

fuffologia

Il Minimarketing della fuffa o il Katzing Gate

Chi non ha Facebook? Complimenti… c’è ancora qualcuno sano di mente che non lo usa! Bravo… i miei più vivi complimenti, i neuroni saranno occupati a fare qualche cosa di più interessante e proficuo!

Si coniano nuovi acronimi, si formano dei nuovi GURU della rete che un tempo erano i blogger, quella specie di umanoide che forgiava il pensiero dei nerds, che sono definiti in Wikipedia:

Nerd è un termine della lingua inglese con cui viene chiamato chi ha una certa predisposizione per la ricerca intellettuale

Ed è proprio l’intelletto ad essere offeso dall’andazzo degli ultimi tempi. Colpa dei social network? Colpa del marketing? Oppure la colpa è in quanti professano in maniera non corretta una informazione mutandola in un marketing minimale di basso profilo?

Nel tempo e del web, la rete… si è detto di tutto e di più, se ne sono vantate le associazioni che avrebbero dovuto fare della cultura digitale ma a ben vedere, chi troppo sa, rischia di divulgare e se troppi sanno, i GURU spariscono; allora che si fa? Si prende il peggio della cronaca o degli avvenimenti e si generano dei contenuti “minimali” di intelletto e ricerca, li si mette in pasto ai voraci social e tutti “condivideranno” (lo sharing spam).

Cosa volete mai… che si condivida cultura? Arte? Fa più notizia un treno rotto o il Concordia che affonda, una strategia eticamente corretta di web marketing?

E allora si dividono le acque, da una parte i veri NERD, dall’altra i fuffoni. Già… ma cos’è la “Fuffologia“? E’ un termine coniato da alcuni per definire un contenuto, una azione, una qualsiasi cosa che alla sostanza, dopo innumerevoli e inutili turpiloqui, non hanno nulla di concreto o peggio… portano a concetti unici che favoriscono solo chi li sta pronunciando. Spesso forti di dati e ricerche senza fonti (se non se stessi), dati presi dagli ADS di Facebook, da analisi di “popolarità” di un determinato argomento. Alla base, la notizia non c’è, di minimale resta solo l’idiozia e il “mini marketing” che da veri “assi digitali”, porta vantaggio al solo “oste” del blog o account Twitter, Facebook, LinkedIn ecc…

C’è un detto popolare che recita:

Non litigare mai con un idiota, ti porta al suo livello e ti batte con l’esperienza…

Non cito la fonte perché non credo che esista ma l’analisi della frase è quanto mai fantasiosa:

  • litigare
  • idiota
  • esperienza

Che dire, sociologicamente il litigio in questi ultimi anni, è quanto più seguito nelle televisioni, non c’è talk show politico (peggio se arriviamo ai minimi livelli come Uomini e Donne) dove non nasce una contrapposizione, sovrapposizione di voci, insulti e ingiurie ma proseguiamo…

Idiota; come sostantivo è definita “la persona considerata di scarso intelletto; il discorso fila con quanto scritto in precedenza!
Come aggettivo, l’idiota è definito: “chi non ha adeguate capacità intellettive“.
Definisco l’intelletto: ” facoltà della nostra mente di concepire pensieri, elaborare concetti e formulare giudizi” da questo… l’intellettuale?

Nella definizione data da Wikipedia:

Il termine intellettuale deriva dal tardo latino intellectualis, aggettivo che vuole indicare ciò che in filosofia riguarda l’intelletto nella sua attività teoretica e si caratterizza perciò come separato dalla sensibilità e dall’esperienza giudicata di grado conoscitivo inferiore (n.d.a. “il livello” della frase popolare).
Nella concezione aristotelica erano definite intellettuali quelle virtù come scienza, sapienza, intelligenza e arte che consentivano all’anima intellettiva di raggiungere la verità. Nel campo della metafisica il termine stava poi ad indicare l’astrattezza, in contrapposizione alla concretezza e alla materialità.

Certo che dare dell’idiota a qualcuno, si potrebbe rischiare di fargli un complimento! Dato il detto popolare, non è proprio così e allora analizziamo “esperienza” sempre da Wikipedia:

In filosofia il termine esperienza (o empiria) si riferisce a diversi significati:

  • nella conoscenza è il momento in cui interviene la sensazione;
  • riguardo alla sensibilità interiore è la percezione intuitiva, immediata, di un sentimento o un’emozione;
  • nella filosofia della scienza è il fondamento delle osservazioni scientifiche basate sulle «sensate esperienze» e sulle «dimostrazioni necessarie»:
    «quello che gli effetti naturali che o la sensata esperienza ci pone innanzi agli occhi o le necessarie dimostrazioni ci concludono…»

Per dare forza a quanto fin qui detto, la rete, i social network… sono il veicolo per il “fuffologo” per divulgare la “sua” esperienza di intelletto, da vero “asso digitale” e applicando la regola del “marketing minimale” non può fare altro che “abbassarsi” al livello degli pseudo esperti della rete, contestare per la maggior parte degli sviluppi e/o delle nuove App, tecnologie e… batterli con l’esperienza!!

Ecco spiegato “praticamente” l’azione del fuffologo perfetto. Senza per questo andare ad analizzare i contenuti di Facebook, di Twitter e delle cose che scrivono “attaccando” di volta in volta a seconda dell’argomento popolare  di turno, senza per questo andare a fare una analisi dei contenuti dei blog perché… ci sarebbe da ridere e non poco!

Quanta esperienza hanno queste persone parlando di digitale? Secondo me poca e spesso solo “per sentito dire”; Twitter insegna e se si seguono le persone giuste… ma cosa si può fare per coinvolgere gli “influencers”? Quei maghi della strategia della comunicazione? Andare alle loro “sagre”? E si, è vero, ormai… siamo ridotti a cantarcela e a suonarcela tra i soliti noti ma con una particolarità, il “fuffone” di turno.

Cosa può fare se non “contestare” qualche prodotto, upgrade, App per suscitare un minimo di interesse o divertire (come un buffone a corte) una sala di addetti ai lavori? Sono li presenti fisicamente ma solo per incontrare amici, passare qualche momento con persone con cui ci si scrive nell’arco di un intero anno. E allora… gli eventi in giro per l’Italia si moltiplicano diventando: #No Fuffa No Party!

Paradossalmente, più l’argomento è futile, banale, legato alla rete, meglio se social… maggiore sarà l’affluenza! Tutti assieme “fuffolosamente”.

Parlando con una dolce e giovane amica C. G. (parolone), mi ha fatto presente che è il mercato che lo richiede, è il web che è fatto di questo e che tanti bloggers, siti web generalisti, scrivono e raccontano quello che è la società, si rivolgono alla casalinga, allo studente che perde tempo in rete, al professionista imboscato che fa finta di lavorare al pc mentre tenta di abbordare la collega dell’ufficio affianco via Facebook… e così di seguito!

Io ho sempre considerato il web come un recipiente di inestimabile valore, un portale in un mondo infinito dove è possibile trovare delle risposte; cultura, informazione, la verità… e tante altre cose ma, se continuiamo ad alimentarlo solo di robaccia, presto o tardi, diventerà un ambiente saturo e privo di interesse, nocivo per l’intelletto.

Basterebbe poco, il fuffone o la fuffona, cercate di non condividerli, fanno il loro mestieraccio ma articoli banali, non li commentate! Evitate di seguire blogger che vi riempiono di stupidità solo per aumentare le visite sul loro sito e guadagnare con le pubblicità che applicano nei loro spazi; date una mano al vostro intelletto! Migliorerete la qualità della rete e tranquilli, i fuffologi non moriranno, per loro c’è sempre qualche “espertone” che li inviterà a qualche evento, magari nel milanese altrimenti… #NuFuffaNoParty come farebbero a giustificarli nel futuro?

La rete è tua, Facebook è il tuo, Twitter è il tuo… difendi i tuoi neuroni e aiutaci anche tu a liberarci dal fuffologo!
Amen!!

 

14 Responses to “Fuffologia: dai blog ai social network al marketing minimale

  • Interessante, sembra persino vero, probabilmente per molti aspetti lo è.

    Lo leggo dall’alto dei miei 35 anni di EYE BEE EMME (e 12 anni successivi da Free-lance che ancora faccio oggi per fare qualche volta un favore ad amici). Condivido molto di quanto detto tranne forse questo: >> un portale in un mondo infinito dove è possibile trovare delle risposte; cultura, informazione, la verità <<.

    Cultura e Informazione si, anche di più, ma VERITA' assolutamente no. In rete trovi di tutto e anche di più tranne che la Verità. Fattelo dire da uno che della Fuffologia ha fatto una religione in tempi non sospetti.

    E che ha fatto l'istruttore anche di argomenti non tecnici per 20/25 dei suoi 35 anni di Bigcorporeiscion. E pure in lingue diverse dall'Italiano. A volte nei 5 continenti (Beh mai in Africa ma a TelAviv e Cipro si. In Africa solo per vacanze e poi solo Marocco anche se visto praticamente tutto).

  • Grazie Marco,

    come ho scritto anche via Twitter, la differenza di verità nel mio articolo, è stata scritta male. Il concetto che intendevo di verità lo immaginavo come “possibilità” di dire la propria verità. Di solito, da una informazione, leggere più verità, può portare a una verità “condivisa” che è più simile al reale di quanto può essere l’interpretazione o lo sfruttamento di una notizia sia da un blogger che da un giornalista ecc…

    In passato, lo hai vissuto più tu che io, abbiamo visto che la comunicazione, dalle sue origini, ha fatto cultura, ha dato informazioni per poi evolversi sempre di più ma “mono direzionalmente”. Oggi con la possibilità di interagire attraverso la rete… il modo di fare informazione presto o tardi dovrà per forza di cosa evolversi. Azioni di regime come avvenivano una volta, oggi credo siano più difficili da attuare, non impossibili perché con l’abbassamento generale e culturale, è facile che i marketers riescano comunque a plagiare una certa forma di comunicazione e la politica ne è stata un esempio, ma c’è chi potrà dire la sua, cosa che prima era impossibile.

    In questo, io vedo una verità rispetto la notizia, il fattore di “sentimento” che un determinato evento genera, per me quello vale più che 100 articoli veritieri perché partono dalla base e non da un intelletto markettaro. I fuffologi che io contesto, in pratica non fanno altro che il loro lavoro, vedi, ti rispetto perché tu sei rimasto nel tuo ambito come io sono rimasto nel mio, quando però si mescolano le carte e poi è quotidiana la lamentela di quanti sono passati sotto le loro mani… e allora quella figura, a me crea danno, quel modo di fare mi crea danno, non posso stare zitto.

    Spero di aver chiarito la mia posizione, critica accettata e condivisa, non sono stato chiaro ma è sbagliando ed ammettendo gli errori che si cresce, almeno spero! ;)

    Alex

  • Il Web è morto..almeno per come veniva inteso nella sua genesi.

    Oggi è uno strumento di comunicazione molto potente in cui, un gruppetto ben finanziato e coeso (fuffologi) sono in grado di influenzare la Rete attraverso articoli, seminari, convention.

    Di prove ne abbiamo tantissime, la più evidente è la start up da sempre esistita in italia come imprenditoria giovanile, incentivi all’artigianato, finanziamento alle nuove imprese e che oggi invece guarda alla Silicon Valley assumendo connotati romantici e globali.
    In pratica si illudono tanti giovani che farebbero meglio a rimboccarsi le maniche nel lavoro dipendente.

    Che la fuffa sia con loro …
    Massimo

  • Alessando fermo restando che condivido completamente quello che hai scritto.

    Io non capisco molto di nulla in generale, è per fortuna una cosa che mi contraddistingue. Ma da una parte vedo apparire contenuti senza contenuti, al limite del senso, d’altra parte contrapposizioni che vanno sempre più verso un loro e un noi.

    Questo avvicinarsi non alla carta stampata ma alla pessima televisione era qualcosa di prevedibile, anzi di inevitabile, e forse dovuto alla sopravvalutazione del mezzo in se, specie quando si uniscono due fattori: a fuffa e le pepie (in piemontese è quel vocio delle comari). Non è fastidioso ihmo ne l’una ne l’altra cosa, perché rimane aria fritta, questo fin tanto non viene “rubato” spazio ad altri (ma non voglio usare il termine meritevoli perché è non merito) fa parte del gioco e di come cambiano alcuni fattori d’uso.

    Non credo che si sia vicini al mainstream per questi soggetti anche se fenomeni di “divismo” sono molto radicati (e comunque presenti sin dall’inizio).
    La fenomenologia de GuRu, beh esiste da quasi 15 anni e rotti, e molta gente ha avuto palcoscenico (meritato o meno ma ihmo non importa, spiegerò a parte) e avuto ritorni notevoli anche del tipo economico e non solo d’ego.

    Purtroppo fa pate del gioco: uno a tanti che il form to form non può superare cosi come i meccanismi di interazione, oltremodo studiati in funzione a ben altri parametri di presenza rispetto al contenuto, esaltano alle volte involontariamente.

    Quello che è realmente cambiato credo siano fattori del tipo numero di accessi, facilità di accesso, dipendenza d’accesso. Questa cosa ben prevista comunque ha fatto la differenza, tanta gente doppata crea un mercato, il mercato c’è, si passa da GuRu a webStar a menate di questo tipo, mortificando quelle che possono essere forme di creazione di cultura e contenuto.

    Ad essere sincero come detto prima chi se ne frega di questa fuffa?

    Diventa divertente, diventa gioco, e con il gioco è possibile rompere le catene che si stanno creando.

    In questi giorni sentivo realmente noia nell’ascoltare (leggere) post e o catene di formtoform che parlavano di modelli di bussines relativi ai social… perché si trattava di palle, si tante palle messe una sull’altra, e c’era gente che terrorizata preedeva la morte di facebook etc…. che altra risposta a questi che stanno vivendo (anche bene) sull’aria fritta?

    Che il mondo non finisce li… lol come se ci fosse stata una apocalisse traumatica alla morte di myspace… il problema sta nel pagarci le bollete e le vacanze per questi… Per il resto non che da vedere le balene spiaggiare e lasciarle lontano dal mare… i cetacei sono strani animali… non sono pesci ma non sopravvivono fuori dall’acqua.

    Con il rispetto agli indigeni digitali ad esempio c’è stata cultura ben prima di loro (;))… del tipo analogica?

    Penso che valga sempre più un Folosofo o seppur in maniera minore uno storico della filosofia a questa marea di tecnocrati inesistenti da grande fratello…

    Sempre ihmo Alessandro :)

  • Massimo,

    ti ringrazio per il commento!

    Vedi, se da una parte posso comprendere il tuo scritto, dall’altro e nel modo di scrivere, ho sempre notato che tendenzialmente si è portati a fare delle “affermazioni” catastrofiche e questo per esaltarne il contenuto. Se non facessi questo lavoro, forse non me ne accorgerei ma la tua frase iniziale, cito testualmente: “Il Web è morto..almeno per come veniva inteso nella sua genesi.” mi lascia qualche perplessità. E’ una mia impressione, non un giudizio, interpretare e parlarne, non vuol dire criticare o fare un processo all’intenzione, tutt’altro.

    Ecco, sono queste frasi che mi fanno porre delle domande sostanziali tra il discorsivo e il contenutistico; uno fatto di parole l’altro fatto traducendo esperienze, prove. Nulla toglie che tutti siamo liberi di esprimerci come ci pare ma comprenderai che per me il web non è morto e la sua genesi è solo in evoluzione. E’ morta la dignità, il senso critico, si sono mortificate le professionalità, si moltiplicano le associazioni di persone per uno sharing compulsivo (spam puro) privo di notizie e spesso, pieno di falsità o peggio, frasi fatte.

    I riferimenti a marketing minimale, a veri e propri assi digitali della comunicazione, non sono altro che surrogati di un vecchio malcostume dell’advertising tradizionale. Il vantare competenze o appartenenze a gruppi che dicono di fare cultura digitale oppure, dire di essere direttamente in contatto con Facebook o Google; può attirare l’attenzione dello sprovveduto, ma non all’addetto ai lavori. Se passo all’analisi delle pagine Facebook di questi soggetti, dei loro CMS e ne si valuta i contenuti, la realizzazione, la promozione, la coerenza… in quel caso io “posso” dire la mia, in base a dell’esperienza che ho direttamente e/o per consulenze a terzi. I giornalisti che scrivono di web, come nel caso in questo blog di Riotta, che competenze hanno? Quelle di portare sharing spam attraverso i social per i banner pubblicitari delle riviste online? Markette? Disinformazione a delinquere di stampa advertising? Passami questa battuta!

    Io sbaglio? Certamente ma come vedi anche in questo piccolo angolo di web, gli articoli hanno sempre dei riferimenti piuttosto precisi, cerco di non pubblicizzare alcuno o comunque, se miro all’analisi, cerco di non farlo solo in un unico senso (la marketta) ma anche criticamente nella continua ricerca dell’EVOLUZIONE di cui all’inizio di questo mio commento.

    La citazione alle startap, comprensibile e non ti nascondo che intimamente la condivido, è mia ma sembra pur strano che “compulsivamente”, si legga di tante cose per poi non saperne più nulla e nel frattempo, montano nuove figure; valide… intendiamoci, ma non tali da dare quello stimolo a migliorarsi, picchi di popolarità per poi decadere inesorabilmente nel nulla più totale.

    Conosci Responsa? Ecco… quella è una startup italiana che io ho seguito, mi piace anche “collaborare” gratuitamente perché sono un italiano, perché adoro i giovani, perché ci vedo del buono ed utile per l’utenza. Vogliamo parlare di Volunia? Tanto rumore per nulla ma intanto, via media e al parallelo, chi ha fatto FUFFA ha avuto rilevanza, chi fa fatti no. In questo i professionisti chi sono, i giornalisti che parlano sul nulla e non sanno valutare un progetto da aria fritta?

    Colpa nostra, facciamo male il nostro lavoro? Non credo, abbiamo solo rispettato etica e morale che parte dall’analogico (io ho iniziato nel 93) per poi immaginare anche minimamente quello che stiamo vivendo oggi. L’era digitale, la rete, il web, non sono affatto morti, devono solo essere individuate le persone che per meritocrazia, possano anche essere supportate da altri professionisti ed essere dei “garanti” per l’editoria via web quanto per gli incontri. Ricordi Report e i social? Altra merdata… chi erano i consulenti? Mr nessuno copy della redazione su ricerche fatte contattando FUFFUNI. Fantastico!!!

    Guru? Io mi vedo allo stesso livello di altri, non mi vedo sopra di nessuno e posso camminare a testa alta portando con me la mia esperienza e puoi chiedere a chi ti pare… non ho mai nascosto nulla, non ho mai rifiutato una mano a nessuno; non mi sembra che alcuno abbia ricevuto una mia fattura.

    Questo è web, condivisione, la rete comune che collabora tra addetti ai lavori, tutti sono utili e nessuno è meglio di altri; in una chiave veramente open source, il nostro lavoro, in un mercato così piccolo e limitato dalla nostra lingua e dalla nostra diffusa ignoranza digitale, potrebbe eccellere nel mondo e invece…

    Io rifletterei, lo sto già facendo e ti assicuro che andare contro corrente, non è affatto facile.

  • Aldo…

    credo di aver risposto dettagliatamente nella risposta a Massimo Melica, per le tue obbiezioni/precisazioni e riferimenti, sono in gran parte d’accordo con te, immagino però che l’evoluzione del web sia anche nel comprendere chi si è creato una “fama” con contenuti altrui (vedi forum noti di settore) elevando non il gruppo ma il singolo a super esperto, da chi fa networking pulito e marketing web coerente. Incontri e quant’altro, lo stesso le associazioni di advertising digitale, la mia posizione è chiara, non servono ad altro che a veicolare all’interno di lobby del lavoro commissionato sottraendo linfa vitale ai giovani.

    Cetacei che io adoro, pinnata oggi, pinnata domani, farò dei miglia contro corrente? Speriamo solo di non spiaggiare l’entusiasmo ricoperti da veleni immessi da un essere umano che non capisce l’importanza del mare della rete.

    Grazie del commento, so che non lo fai mai… per me è stato un piacere avere questo tuo scritto!

    Alex

  • Rumore. Molto rumore.

    Un fortissimo sottofondo che nasconde la musica. Il qualunquismo televisivo a cui il popolo italiano è stato sottomesso per annegarlo nell’ignoranza e la sua trasposizione in nuovi media che – peggiorativamente rispetto la televisione – consentono anche l’intervento e il dialogo.

    Media, solo media, che si chiamino Twitter o Facebook. Twitter ancora vive di un minimo di “pulizia” forse grazie alla suo deficit nativo, ma chissà ancora per quanto.

    Facebook, guardavo stasera la timeline (cosa rara) e il 90% di quello che avevo erano notifiche di app minchiose. Rumore… che però posso spegnere.
    La qualità è in calo netto: parliamo di gente che scrive articoli per 3€, ma la cosa peggiore non è il costo ma che quegli articoli rendono molto meno (con Adsense oggi non si campa!).

    Parliamo di riviste che dovrebbero aiutare la divulgazione e che sono figlie del potere e del qualunquismo (Wired). Parliamo del sensazionalisimo: sono settimane che si parla di follower finti e il cretino che scrive l’aveva detto al 20 aprile. Ahimè non ho una cattedra, dico la verità e ho il vaffa facile :)

    Nascono così micromondi nascosti: ristretti gruppi di persone che non si sentono GURU ma hanno bisogno di un confronto vero e di ricevere almeno 3 vaffa al giorno per crescere. Perchè lo sappiamo tutti, col “bravo bravo bis” non cresce nessuno: la crescità è nell’errore.

    PROSIT anzi notte…

  • Grazie Alessandro,
    per la risposta completa che mi permette di chiarire la mia tesi.

    Il web è morto è l’affermazione dell’agosto 2010 del direttore di WIRED (USA) Chris Anderson e dell’editorialista Michael Wolff i quali hanno affermato – trovandomi d’accordo – che: mentre l’uso di internet continua a crescere, il web che tutti navighiamo con i browser diventa sempre meno rilevante scalzato da nuovi metodi di fruizione della rete come le onnipresenti “app” che hanno colonizzato gli smartphone e i tablet.

    L’era di internet vissuta attraverso i browser, caotica, creativa, gratuita e un po’ anarchica lascia quindi il posto al mondo delle applicazioni, più ordinate e funzionali ma che devono essere approvate da qualcuno, scaricate dopo una registrazione e, spesso, pagate.

    L’articolo in Inglese lo trovi qui: http://www.wired.com/magazine/2010/08/ff_webrip/all/1

    La mia riflessione, aggiungo, è sulle opportunità che il Web garantiva in passato – senza grossi investimenti – rispetto alla struttura attuale in cui se non dedichi un grande investimento hai poche chance di essere visto.

    Sulla crisi sociale-imprenditoriale del web italiano sfondi una porta aperta… fuffa, saccenza e scarsa professionalità sono all’ordine del giorno.
    Si vuole imitare la Silicon Valley chiedendo finanziamenti random, facendo occhietto alla politica, supportando petizioni e campagne politiche e presidenziali.

    Tutto ciò allontana la vera economia dal digitale.

    Si mettono su imprese (startUp) senza una minima cognizione giuridico economica e al primo decreto ingiuntivo o al primo controllo saltano tutte, ci definiscono “cattivi” ma facciamo solo il nostro dovere di avvocati. Molti vanno all’estero restando con la residenza tributaria in Italia e pagano sanzioni notevoli…però ascoltano i guru che gli dicono LTD in 24 ore a Londra :-)

    Insomma, come sempre la competenza ripaga…

    Concordo con Merlinox che comprova lo scarso livello del Web italiano, sempre più qualunquista, sempre meno costruttivo e produttivo.

    C’è soluzione per il futuro?

    Si, forse, ma occorre molto impegno perchè le “truppe avversarie” sono molto ben organizzate capaci di proporre Internet per la Pace o di riformare la Costituzione inserendo un protocollo di trasmissione.

  • Ottima discussione, mi piacerebbe prendervi parte in modo accalorato, ma finirei per scrivere il solito poema illeggibile. Sintetizzo: il web ha bisogno di poche ma chiarissime regole e di tanta cultura / formazione. Tutto ciò non deve scaturire nel classico meccanismo certificazioni / attestati, diplomi & co., che non garantiscono molto in un ambiente corrotto e malsano, come quello della nostra nazione, ma in una “filiera” comprensibile e certificata dalla rete, dalle esperienze e dai giudizi di clienti e utenti.

    Tutto com’è adesso, insomma? Non proprio, perché in mancanza di regole certe tutti possono fare tutto e vendere qualunque cosa, autoeleggersi GURU di qualsiasi disciplina / specializzazione e mettersi sul mercato forti delle proprie chiacchiere, delle proprie capacità commerciali e del proprio carisma.

    Cosa manca? Quel minimo di regolamentazione che “spieghi” ai clienti quali sono le professionalità, quali i servizi e i prodotti acquistabili e quali siano i rispettivi requisiti minimi. Requisiti che, come ho già scritto, non debbono essere garantiti da certificazioni, diplomi o marchi, ma semplicemente dall’adesione a quelle poche importantissime regole / standard che ancora non esistono.

    Per tornare “on topic” concludo affermando che fuffa is the king of pain, ovvero la malattia inevitabile di un sistema malato, in cui, saltati tutti i valori, primo tra tutti la qualità, l’unica soluzione è quella di intrattenere gli utenti con un mare di idiozie e di banalità, che tanto da comunicare non c’è più molto e se funziona così perché sforzarsi a studiare altro?

    La fuffa è figlia di un modello di sviluppo e di società in crisi e non la si sconfiggerà finché non si farà ordine e non si darà vita ad un sistema virtuoso, semplice, lineare e sostenibile, anche in termini etici, oltre che dal punto di vista economico, ambientale e sociale. Meno male che volevo sitetizzare…

  • Bel post e bella conversazione. Sarò breve nel mio contributo. La fuffologia, che oggi sta toccando vette inesplorate ha radici antiche. Nel mondo della comunicazione italiana, ad esempio, non è mai mancata di rappresentanti. Per questo la maggior parte delle agenzie italiane è diventata una colonia per produrre adattamenti di campagne internazionali.

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