Da FaceBook a FailBook: parola di #SMM

Pubblicato il Pubblicato in The Fuffington Post

Quanta ipocrisia in una morte: R.I.P. EdgeRank di FaceBook!!

E’ dalla notte dei tempi, dalla scoperta anche in Italia che un “SOCIAL” era arrivato nella vita reale di tutti gli utenti della rete, si trattava di un recinto che ben presto avrebbe rivelato i suoi obbiettivi: capitalizzare la popolarità del mezzo.

Sono nate figure professionali come i #smm e centinaia di “PROFESSORONI” che hanno iniziato a “insegnare” come utilizzare, capitalizzando la popolarità e anche l’azione virale degli utenti, la piattaforma creata per “abbordare” ragazze, sapere cosa fanno gli amici, la ragazza che ci piace; arriva il marketing, il dato virale, la condivisione.. insomma, una vera e propria “malattia” che genera azioni ossessivo/compulsive oltre che “violare” spesso la “libertà” e la “privacy” come fatto notare prima in US ma anche in Europa, non ne parliamo in Italia… ottimo strumento per rintracciare latitanti, ottimo indicatore per la Guardia di Finanza ecc..

FacebookEvoluzioni, ADS, pagine professionali, è più che evidente la natura “accentratrice” che i geni del marketing di FaceBook hanno voluto dare alla piattaforma ha generato l’illusione che la popolarità, la impressionante copulsiva necessità di far vedere agli altri, ha coinvolto praticamente tutti; allora… perché non sfruttare?

Nel 2010 la svolta, l’algoritmo vincente e definito gratuito per sempre dallo stesso Facebook, il così nominato EDGERANK,  arriva nella piattaforma e cambia i record fino a quel momento raggiunti.

Sfruttando un potenziale di visibilità, di logiche di condivisione, il virale… ADS interni al sistema ed altro, ha generato una certa modalità di lavoro anche con il social network più “famoso” al mondo, poi la nuova sorpresa; vista l’indispensabilità per tante aziende di essere presenti e visibili nel social network Facebook, limitano l’agoritmo EdgeRank.

failbook

Una eutanasia sembrerebbe e invece, per mantenere visibilità e posizionamento nei news feed dei fan delle pagine professionali, le aziende sono costrette a pagare ADS, pubblicare più frequentemente. Perdite dal 40% all’80% in visibilità e interazione…

In agonia dalla nascita, in US lo contestavano già dalla presentazione, in Italia invece, lo davano come il futuro della rete.

EdgeRank mascherato da SMM e millantatori del nulla, più volte contestato e smascherato da professionisti come Gilda35, pazzi che ne hanno contato le pulsazioni.. oggi dicono i “fuffoni” che quanto da loro fatto per i clienti e le loro pagine FB senza mai dire la verità, puzza meno.

Sempre merda è, ma va bene… siamo in “ItaGlia”.

E Pace ai sui bit, EdgeRank come rank ha sempre fatto sorridere per la futilità e il suo scarso ritorno, egoista e infetto di ADS, per vedere le sue spoglie, oggi bisogna pagare!!!

R.I.P. Caro Edgerank, ti cercheremo nei commenti in serps di social Search e tra i traditori che domani diranno che non sei mai esistito, una fantasia erotica e virulenta di “puttane” del web, i millantanti #smm nati da EdgeRank ed evoluti in fuffoni specializzati al nulla effettivo ed è quello che ricorderemo di più di ogni cosa: la tua inutilità!

Bye Bye corsi social

lo scomparso EdgeRank è citato in Wikipedia:

“EdgeRank è il nome dell’algoritmo di Facebook che determina la visibilità di un post, fatto da un utente o una pagina, all’interno dei newsfeed degli amici o dei fan. L’algoritmo è stato per la prima volta reso pubblico il 21 aprile 2010 durante l’evento di presentazione a San Francisco .

L’algoritmo assegna un valore ad ogni interazione che avviene tra ricevente e mittente di un messaggio (wall post). Più il ricevente ha interagito con il mittente in passato, maggiori saranno le probabilità che il post del mittente venga visualizzato tra le Notizie Più Popolari (Top News) del ricevente.

Il tipo di interazione inoltre è importante, per esempio un commento ha un valore maggiore di un Mi Piace. L’algoritmo tiene conto dell’età delle interazioni, il cui valore diminuisce man mano che invecchiano.”

Se vuoi vederlo oggi, puoi evocarlo in un post in una tua pagina pagando e condividendo i tuoi pensieri, i tuoi contenuti, con i TUOI lettori. Ecco che ancora una volta, le logiche di un social network, un sito web in un recinto di protocollo HTTPS, ancora una volta, sfrutta i dati dei singoli utenti, delle interazioni, dei singoli brand, dei sui fan, delle singole profilazioni.

C’è qualche cosa di buono in tutto questo? Sicuramente, FaceBook è un social network effettivo, ha generato un sistema di Personal Branding che ha il suo lato positivo come uno negativo, il bello di tenersi informati, in contatto, scherzare, condividere… il rovescio è pensare che l’autoproclamazione genera professionisti che vengono seguiti da centinaia di persone ignare dalla realtà, solo considerando il dato di popolarità; ma quanto vale un follow, un like o un nuovo amico… nessuno, loro… non lo dicono.

corsi-social-networksDa questa novità data da Facebook… si evince che le web agency, i SMM e anche le associazioni di settore in campo di advertising digitale, hanno mentito alle aziende che hanno investito tempo e risorse in una pagina sociale di FaceBook che oggi è “limitata”. Era una possibilità, quasi scontata a dire il vero.

Il ritorno in interesse latente anche in conversioni in ADS, sono veramente poche le realtà serie e professionalmente coerenti che hanno sempre sostenuto la non centralità della piattaforma FaceBook, ma una possibilità se inserita in un concetto di assetto globale.

La menzogna e l’ipocrisia basata sul nulla adoperato dal mondo “non professionale” in Italia, lascia basiti. Non è logico immaginare che aziende hanno chiuso siti web per puntare tutto su una pagina Facebook, oggi cosa fanno? Come mai il mondo professionale e legato al Social Media Marketing oggi non fa altro che scrivere post a giustificazione del loro operato?

Sono magari alla ricerca di una ennesima verginità con l’intento di ricreare ancora SPAM e nuove falsità in piattaforme come Google Plus?

E’ Natale, siamo tutti più buoni… buone feste e riflettete su quanto e su chi dice da chi fa, il web è una opportunità che deve esser sfruttata al meglio per le PMI italiane, farsi abbindolare da buffoni di turno, in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo, non può e non deve essere più una realtà italica.

Auguri.

 

Articoli Web Marketing

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *