Be We Social? Academy e Master in Facebook Strategies

Capire i social network e la loro influenza nel mondo del web marketing in era web 2.0

È sempre più evidente: le attività di un social media marketer sono relative a determinati fattori d’influenza tra cui settore merceologico/servizio, branding, marketing.

Il pullulare di corsi, agenzie che promettono di formare direttamente dei “Social Media Manager” e professionisti di marketing 2.0, sono: “The Dark Side of Social Networks”.

Cosa dovrebbero sapere le PMI e le aziende che intendono ampliare la loro presenza in internet sfruttando anche i canali sociali come Facebook, Twitter e G+?

Be We Social?Che non è un corso a fare la differenza ma l’esperienza maturata in contesti di sviluppo e di apprendimento direttamente su casi reali/studio. Questo determina, ovviamente, la messa in discussione di tutte le Academy e i corsi in Facebook Advertising e best practice nella promozione in Facebook e affini.

C’è anche la brutta abitudine di leggere di corsi a PAGAMENTO che indicano MASTER ma è bene sapere che (da Wikipedia):

  • Il termine master viene utilizzato, anche in italiano, per un titolo di studio e per qualificare alcuni enunciati in matematica e in fisica.

  • Il master è un titolo di studio rilasciato dalle università.

Master italiani non universitari

Il termine master in Italia è molto utilizzato da molti soggetti privati che promuovono corsi post-laurea. In tali casi, il termine fa riferimento non al titolo rilasciato (come invece avviene per i corsi di alta formazione permanente e ricorrente tenuti presso le università: il master è il titolo che alcuni di essi rilasciano), ma al corso stesso.

Perché queste affermazioni?

Lo ripeto da tempo e lo evinco dai risultati che tutti i giorni leggo. È sempre più evidente che questo tipo di “politiche di formazione” fanno leva su delle “non conoscenze” di base. Nello specifico, un corso promosso da aziende di formazione, Academy varie e Master (definiti tali ma ci sarebbe da obbiettare anche su questo), sostengono formazioni che “non possono” tener conto di tantissime variabili in un processo moderno come l’assetto digitale e il web 2.0.

Il web marketing, è l’insieme di azioni, dirette e indirette, organiche o a pagamento che, a secondo di contesti specifici (search, social, Advertising PPC), nel loro insieme, possono determinare un “funnel” (processo di vendita).

In quanto “misurabile”, è differente dalle precedenti azioni promozionali su carta stampata, editoria tradizionale e TV: il web è “quasi tutto” misurabile. Ma attenzione: i dati sono assoggettati dai singoli marchi proprietari che solo parzialmente li rendono disponibili. I social network fanno business nella “cessione” di dati a terzi, per mirare strategie, capire comportamenti, classificare luoghi ecc…

Diversa è l’azione su piattaforme di vendita a click, questo vale per lo storico AdWords come per le ADV di Facebook e poche altre che non sto qui ad elencare perché “non rilevanti” se paragonate a questi strumenti diretti di Advertising a pagamento online.

Il fenomeno dei Social network, fino a qualche tempo fa in crescita in Italia e nel mondo, oggi come oggi, fa registrare qualche flessione o “scetticismo” se ci si riferisce a Facebook, LinkedIn, Foursquare. Altri potrebbero essere considerati dei casi di PUSH, come Pinterest, Instagram, ma con case history molto particolari e selettive che non analizzerò.

Se il mondo social stava diventando molto importante per le aziende, il dato più prossimo a un riscontro diretto è: interagire con gli utenti.

L’interazione può diventare un valore calcolabile per servizi di assistenza, branding reale e diffusione di notizie e, sebbene siano relazioni che “nel tempo” possono generare un ritorno, è evidente che il Social Media Manager e le azioni strumentali nei social sono solo un potenziale punto d’incontro tra aziende e persone/clienti/fruitori di prodotti ecc..

social media managerQuando si parla di competenza, quando si parla di opportunità, quando a un corso si parla genericamente di quello che potrebbe essere un canale sociale, quando si prescrivono le pagine dei social network come cura contro la crisi, bisognerebbe far risuonare dei campanelli di allarme.

Le aziende che scelgono di far formare persone, ma anche i giovani che vorrebbero specializzarsi, dovrebbero fare molta attenzione e valutare “realmente” se quanto viene “promosso” e “scritto” da chi sponsorizza questo tipo di iniziative, corrisponde a verità.

Il fattore di popolarità di alcune di queste figure, le ho descritte in questo articolo: Social Network Influencer?

Non esiste un programma di formazione professionale tale da poter generare “social media manager” con 120 ore di “formazione” generica e/o comunque, improntata su casi che differiscono dal prodotto/servizio del singolo brand. Inimmaginabile pensare che “azioni di web marketing” possano essere implementate senza una strategia “generale” di assetto digitale (DAO) o “veicolato” attraverso i “soli” social network.

Il Social Media Job è quindi da considerarsi come una “estensione” di un progetto di web marketing a completamento di strategie “consolidate e riscontrabili” in un contesto di SEM e SEO, copywriting specifico, comunicazione professionale online e offline.

Quando ci si approccia ad agenzie, Academy o corsi di massa, una delle principali tematiche affrontate è lo stupire i partecipanti con numeri dei social network più rilevanti e diffusi; si passa alle strategie di monitoraggio (molto labili e le affronterò nello specifico); copywriting “social”; strumenti di Advertising o PPC in campagne a pagamento.

COSA E’ BENE SAPPIANO LE AZIENDE PRIMA DI INVESTIRE IN UN CORSO “MIRACOLOSO” SUI SOCIAL NETWORK?

Recentemente, una analisi intitolata: “Facebook spinge la maggior parte del traffico sociale B2B, ma Twitter è superiore per le conversioni: report” traccia l’effettivo vantaggio che possono portare i social network… siamo molto lontani da quanto raccontano in portali di corsi, formazione ecc…

Ne cito, “traducendo con Google Translate” solo un passaggio:

Secondo i risultati, Facebook spinge la maggior parte del traffico rispetto a Twitter e LinkedIn, ma Twitter genera il maggior numero di contatti.
In realtà, Twitter raggiunge un tasso di conversione più elevato (2,17%) rispetto alla media di tutti i canali messi insieme (1,6%), tra cui la ricerca organiche e a pagamento. In confronto, LinkedIn e Facebook raggiungere tassi di conversione di 0,8% e 0,74% rispettivamente.
Ma quando si tratta del numero di pagine visualizzate per visita, LinkedIn è il top performer con 2.48, seguito da Facebook (1.94) e Twitter (1,51).

Per leggere l’intero report: Econsultancy.

Non vale quindi riunire esperti italiani o persone che hanno popolarità nei social networks se non si dicono le verità.

Poco vale ascoltare di esperienze più significative di casi di successo o le best practice, gli errori da non commettere, se a monte di tutto il discorso “a pagamento”, non si chiariscono le reali condizioni “generali” di volume di traffico veicolato, di reale “ROI” e la differenza tra “brand management” e “marketing”.

Wikipedia descrive le due categorie:

Marketing:

significa letteralmente “piazzare sul mercato” e comprende quindi tutte le azioni aziendali riferibili al mercato destinate al piazzamento di prodotti, considerando come finalità il maggiore profitto e come causalità la possibilità di avere prodotti capaci di realizzare tale operazione finanziaria.

Brand management:

Un giusto brand management genera un aumento delle vendite, rendendo il prodotto più appetibile rispetto a quelli della concorrenza. Il brand equity è determinato dall’extra-profitto che genera per l’impresa grazie all’utilizzo del brand.

In entrambi i casi, sembra evidente che “l’incremento di profitto” o il maggior “profitto”, è determinato da “azioni misurabili” in un contesto di “promozione”. Se paragonate alle “strategie” in ambito di search, sia organiche che in Advertising a pagamento PPC, l’azione sociale è un “di più” ma con un impegno che, in termini di “reattività”, creatività e costi, va valutata.

Per dare seguito a una analisi a caso, di seguito, andrò a riportare i dati di un sito da me ottimizzato negli ultimi 3 mesi e con una azione di WEB MARKETING in strategia DAO.

Gli steps intrapresi in un programma pianificato in tempi e misurazione dei risultati, sono stati:

  • Nuovo CMS
  • Nuovi Testi in Copywriting SEO professionale
  • Ottimizzazione contenuti/immagini in chiave SEO
  • Ottimizzazione dei canali sociali (FaceBook, YouTube)
  • Attivazione di una pagina G+
  • Attivazione del canale Twitter
  • Attivazione di una campagna AdWords (terzo mese)

Ecco i dati direttamente da Analytics di Gennaio:

Conversioni totali per sorgenti dirette/mese

Lo screenshot è riferito alle conversioni totali per sorgenti dirette/mese.

  • Google (+ Google .com) 927
  • Facebook (+ App mobile) 126
  • Wikipedia 92

Rapporto tra le visite/obbiettivo e i referral sociali

La seconda immagine mostra il rapporto tra le visite/obbiettivo e i referral sociali. I risultati si commentano da soli, non c’è molto da aggiungere.

“Conversioni” provenienti dai social network

La terza immagine si riferisce alle “conversioni” provenienti dai social network.

*N.B. G+ e la pagina brand, è l’ultima attivata ed è quindi “non rilevante” perché deve maturare fattori di popolarità e interattività. Il valore del canale sociale di Pagina in FB di questo progetto è di circa 2,550 fan e 300 Followers di Twitter che, nel caso specifico di reazione dell’utenza, sembra essere più un canale dove gli utenti si informano su prodotti e novità che di reale conversione. Come per G+, anche il profilo Twitter è ancora troppo giovane per essere misurato per il reale potenziale.

Conversioni ad obbiettivo

La quarta immagine evidenzia, per lo stesso periodo, le conversioni ad obbiettivo. Le parti oscurate si riferiscono al valore (confrontato con il reale/fatturato) e il “prodotto/servizio” oggetto della metrica.

NOTA: Il “Tasso di conversione all’obbiettivo” indicato da Analytics, è il 10,25% di 16571 accessi totali al sito.

Grafico di crescita dallo start dell'azione di web marketing

Grafico di crescita dallo start dell’azione di web marketing. Notare come all’aumentare della popolarità, del giusto assetto digitale, le conversioni aumentano esponenzialmente. Il divario tra il risultato organico search (verde) e AdWords (blu) è evidente ma la linea “viola” indica le conversioni provenienti dei social network: un risultato imbarazzante se paragonato all’impegno/risultati della pagina e popolarità rispetto al dato reale di ROI.

dati di accesso al sito provenienti da tutte le sorgenti

Entriamo nello specifico analizzando i dati di accesso al sito provenienti da tutte le sorgenti nel solo mese di Gennaio. È evidente che tra gli oltre 11.000 del motore di ricerca e i 94 di Facebook, c’è veramente poco da dire e poco vale la bravura del social media manager, questi sono dati ottimi considerando anche la crescita e l’interesse riscontrato dai dati di analisi della pagina Facebook (figura: Insight Facebook).

Per completezza dei dati, vanno sommati anche 64 accessi provenienti da m.facebook.com che non si vedono nello screenshot Analitycs e che si riferiscono ai dati di accesso da “mobile” di FB; subito al di sotto con 62 accessi, c’è Twitter e 11 da Linkedin.

Insight Facebook

Insight Facebook mese Gennaio.

Totale delle visite

L’ultimo Screenshot riguarda il totale delle visite (16,571), il totale delle visite referral sociali (193), il totale delle conversioni (1,647) misurate su modulo di pagamento avvenuto.

Conclusioni:

Inutile paragonare gli effetti di un funnel che integri un flusso di più azioni strategiche. La definizione “search” descrive già una azione: “RICERCA”. La definizione di “social” invece: basata su “relazioni sociali”. Quanti di voi utilizzano i social network per “ricercare” prodotti/servizi di vostro interesse? Quanti selezionano le pubblicità PPC a margine delle vostre pagine sociali o del vostro profilo? Differente sono i gruppi tematici, seguire un brand, scambiarsi feedback tra utenti ecc…
I social network possono essere incubatori dove, è bene chiarire, non è possibile misurare in termini di “ritorno diretto”, quelle che sono azioni di promozione effettuate nei diversi social network.

L’azione di branding in un social network può avere effetti immediati ma anche distribuirsi nel tempo o, comunque, stimolare il potenziale cliente/utente/navigatore a fare ricerche attraverso i motori di ricerca, atterrare su un AdWords o entrare direttamente dalla serp dei risultati di un qualsiasi motore di ricerca.

Allora… le aziende cosa dovrebbero fare concretamente?

Rivolgersi a consulenti che abbiano quella onestà intellettuale di proporre azioni mirate a medio/lungo termine e che suggeriscano strategie di web marketing tenendo presente sempre il brand/prodotto e misurandone gli effetti/benefici step by step.

L’azione di “web marketing” condotta in piena sinergia aziendale, attraverso la formazione di personale DIRETTO e INTERNO (on site), è un caso di massima efficienza senza esborso inutile di capitali in corsi generici. Non per forza sono tutti errati o fraudolenti: per la maggior parte fanno solo gli interessi di chi li propone.

L’azienda specializzata in Web Marketing e Social Networks o il “partner/professionista” in “crowdsorcing/outsorcing”, che, formando direttamente in azienda, risponde immediatamente e professionalmente su potenziali riscontri negativi o sulle difficoltà, ottimizza al massimo le risorse e accresce consapevolezza e padronanza del core business aziendale in rete (non solo sui social), contribuisce a fare l’interesse dell’azienda/cliente.

Pagare chi deve generare solo un attestato senza dare “garanzie”, in tempi di crisi e in tempi di reale necessità per le aziende/PMI di avvalersi delle opportunità che offre il web, diventa troppo oneroso per un imprenditore/impresa/azienda, non soltanto in termini monetari… anche di immagine.

Nuove forme di web marketing stanno prendendo forma evolvendosi: parlo di social search, di puro web marketing, che sfrutterà i risultati provenienti dall’interazione degli utenti di Google Plus e non solo… Il futuro è a nostra portata ma bisogna essere “sinceri” e mettersi in “discussione” per crescere e migliorare, step by step, risultato dopo risultato, non facendo arricchire dei “bravi” comunicatori senza “responsabilità”.

Bye Bye corsi social

Nota per i giovani:

Chi vuole intraprendere questo tipo di attività, diventare un Social Media Manager, non deve credere ciecamente a quello che scrivono in tanti portali di formazione e affini, che vendono corsi ma non sarebbero mai capaci di confrontarsi con professionisti del settore, perché voi siete la loro miniera d’oro!

Riflettete bene prima di sbandierare attestati (pseudo master) ai colloqui di lavoro: non sempre hanno valore, per me… non ne hanno affatto.

E dirò di più: è pregiudizievole perché attesta senza ombra di dubbio che avete appreso una realtà distorta, ben lontana dalle esigenze reali delle aziende e del mondo del web e dei social network, moderni e del futuro.

Hasta la vista, companeros!

 

11 Responses to “Be We Social? Academy e Master in Facebook Strategies

  • Ti faccio i complimenti per la tua analisi. Sono sostanzialmente d’accordo con quasi tutto quello che dici, chiunque gestisca dei profili Social vede su Analytics gli stessi dati che hai mostrato tu. E’ un trend generale.

    Non sono d’accordo invece su quanto dici circa i corsi Social. E’ vero che molti li propongono come la panacea per tutti i mali senza contestualizzare la parte social all’interno di una strategia di Web Marketing articolata, però d’altro canto servono tanto quanto il consulente che fa formazione interna e diretta. Possono dare al massimo un infarinatura, ma importante per formare il dirigente, che poi avrà un minimo di conoscenza per valutare la professionalità di un consulente o anche l’impiegato che dovrà gestire i profili social dell’azienda.

    Sono quelli che gli spiegheranno cose banali (per noi): come il fatto che è inutile pubblicare un post su Facebook il Venerdì sera alle 18 e pretendere che entro Lunedì mattina tutti i Fan lo abbiano visto (mi è successo ieri), oppure che comprare 10000 follower tailandesi è una stronzata :)

  • Si Angelo,

    il problema dei corsi è articolato e descritto benissimo anche da te. Prospettare anche dei guadagni annuali a fronte di cifre veramente fuori ogni logica, non mi sembra assolutamente di non dire la verità e sono mesi che seguo la cosa (come sai).

    Per quanto l’infarinatura, è indispensabile, ma un pacco di farina costa veramente poco e il mugnaio… nemmeno il mulino ha!

    Chi forma? Come forma? In che modo? Non posso di certo scendere nei particolari ma non sei affatto una persona superficiale, guarda in rete e comprendi tu stesso cosa scrivono e promettono.

    Sono sempre più convinto, l’ho scritto, che la formazione deve essere fatta caso per caso e direttamente con i responsabili che dovranno abituarsi ad usare i social; c’è una differenza non da poco: una cosa è fare un corso, altro è formare persone in maniera costruttiva.

    Tempo di “formazione” che si tramuta “immediatamente” in valore per l’azienda, il consulente a quel punto, fa il consulente e cresce con le esigenze e le difficoltà che di volta in volta, si possono incontrare.

    Corsi tanto al chilo? No grazie, ne vedo tutti i giorni i risultati e anche le lamentele, i giovani hanno una possibilità immensa, basterebbe solo non sciuparle; 10 anni fa… non era così facile!!

    Grazie, Alex

  • Qui ignorante in materia, mi chiedo due cose..

    Io, studentessa con le ambizioni in campo social media marketing, come lo riconosco un fuffologo?

    Sai quanti ne vedo di corsi? A pacchi, in tutta Italia. Sai qual’è la prima cosa che faccio quando so che c’è un nuovo corso? Vado a leggere i nomi di chi li tiene, di solito personaggi piú o meno noti nel panorama dei social, ma piú che leggermi le loro descrizioni, le loro bio, i loro tweet, non posso sapere altro.

    Ovviamente i corsi ai quali ti riferisci trovano terreno fertile in noi studenti che, avendo più dimestichezza con la tecnologia dovremmo essere piú avvantaggiati rispetto ai 50enni. Niente di poú sbagliato!

    Io frequento l’ambiente universitario e nonostante studi Comunicazione mi trovo ad interagire con una marea di gente che di Social Network ne sa meno di mia nonna. Dunque, é probabile che queste persone, che diciamo fanno parte dei non addetto ai lavori, non abbiano la più pallida idea di che tipo di corso scegliere (qualora decidessero di farne uno). Come si mettono in guardia?
    Come fa, uno del genere, a capire che tipo di corso va bene perché offre gli strumenti giusti e quale invece é solo una perdita di tempo?

    Io ci ho un pó riflettuto e sono arrivata alla conclusione che:

    A) bisogna stare sul web e STUDIARE il web e i personaggi che fanno comunicazione
    B) bisogna documentarsi, essere attivi, non fermarsi al primo libro di SEO che si legge, ma avere una panoramiche generale
    C) confrontarsi

    Queste mie (generiche) conclusioni ovviamente sono da corroborare con altre osservazioni che potrete fare voi, ma mi chiedo se tutti abbiano la costanza di lavorare in un mondo in cui la formazione é una cosa continua oppure invece abbiano solo voglia di fare un corso e prendere un attestato su cui c’è scritto “TizioCaio ha partecipato a questo corso, adesso sa usare questo CMS”.

  • Eh, cosa vuoi che ti dica caro, come sempre tieni ragione.

    Proprio ieri, una mia amica interessata a uno di questi master post-fuffa mi chiedeva un parere in merito, cosa potevo dirle? Absolutely not!

    Quello che fa ridere è che se pensi a tutte le competenze trasversali che uno deve possedere per fare questo lavoro, la sola idea di poter accedere a una formazione “strutturata” che ti prepari a lavorare SUL SERIO fa a dir poco ridere.

    Poi certo, se chiami il docente di turno che ha appena ereditato (magia magia) la fan page di coca-cola con 2M di utenti e > 5.000 condivisioni a post per un Babbo Natale avvinazzato ti credo che ti presenta questa professione come una Shangri-la 2.0.

    Prova a chiedergli come risolvi il problema di una pagina non più indicizzata perché associata a un brand che (sfiga vuole) ha il dominio su un hosting a IP condiviso con spammoni recidivi. Prova!

  • @Licia.

    Ma sai… non capisco. Un tempo, la rete, il web, serviva proprio per fare ricerche, oggi abbiamo bisogno di andare a fare corsi?

    C’è quanto necessario in rete, non c’è molto da aggiungere e “il fuffone” lo vedi, lo senti a pelle e c’è poco da dire. Chi comincia un corso esaltando i numeri di FaceBook, parlando di Twitter come un fenomeno di utilizzo, Pinterest come l’ammazza Facebook e cose similari, non hai molto da capire.

    Tu Licia, a differenza di tanti altri, hai avuto modo di “conoscere” da vicino persone. Frequentarle e capire anche quanto ti hanno “insegnato” in università; lo hai scritto tu stessa che il livello è quanto mai basso e prossimo al ridicolo se paragonato al dato reale e quindi, ai SERI professionisti che ci lavorano.

    Le tue conclusioni sono corrette, è sicuramente il risultato di un tuo ragionamento ed esperienza di vita, è comunque importante “formarsi” e nel mio post, ho fatto una “evidente” affermazione “mirata”: formare il personale in azienda dove, il professionista/consulente, si prende “direttamente” la responsabilità anche dei risultati. Formare e non avere “responsabilità, mi sembra quanto mai “facile” e poco etico; spesso si sente dire: ha fatto il corso, le cose le ho dette, le ha applicate male… se vuoi, ti posso fare da consulente.

    Oltre il danno, anche la beffa e passi anche per l’idiota di turno… troppo semplicistica come cosa, non sono i corsi che “formano” figure professionali, non in questo settore. Se poi parliamo di addetti ai lavori, perché dovrei pagare? E’ uno scambio di esperienze e in quanto tali, quello che può servire a me, quanto so… può servire ad altri.

    Se vuoi Licia, ho già dato la mia disponibilità, organizzate incontri e “risponderò” agli studenti con la massima sincerità, non mi preparerò nulla, risponderò “gratuitamente” a domande.

    Chi non ha paura di sapere, diffonde cultura, chi si fa pagare.. fa altro!

  • Caro Michele,

    potrebbe essere solo una questione di “tempi”, mi sembra evidente che… data la crisi, tanti si siano “buttati” sulla formazione. Resta da intendere però che, è strano che siano tutti bravi e poi, debbano fare formazione per sopravvivere.

    E’ un discorso generico e mi sembra ovvio, da quello che ho letto in alcuni siti dedicati proprio a questo tipo di iniziative, anche il dato di provenienza “web”, mi sembra indicativo. Tutti esperti di social? Ma se fino a ieri dicevi di essere altro? Insomma… lasciando da parte il dato prettamente di popolarità di singole figure, quello che salta agli occhi è un vero e proprio fattore di etica dove, ancora sto qui a ripetermi, comincia dal tuo profilo personale e finisce nella tua “professionalità” su dato reale, non su quello che “si dice”.

    Come per le sagre di settore, possibile che nel 2013… stiamo ancora ad andare a sagre sociali a sentire i guru di non so che cosa? E i clienti?? Le flotte di imprenditori?? Dove sono? Allo Smau? Allo Iab? Al SMW? Dobbiamo essere coerenti e anche noi, nel nostro piccolo, avere il coraggio di fare comunicazione non avallando politiche suicide di una “becera” comunicazione a mezzo web (qualunque essa sia).

    Il futuro? Dobbiamo essere noi, professionisti, a cercare forme di “pionierismo” e cercare di dire e dialogare “sempre” con le realtà produttive da un lato, i giovani che vogliono intraprendere questo tipo di attività, dicendo la verità.

    Articolo pubblicato, non mi sembra che ci siano state obbiezioni, non ho detto nulla che nel settore no si conosce; sono il primo? Vediamo.

  • Ciao Alessandro,

    mi piacciono, come sempre, i tuoi pareri drastici e tagliati con l’accetta…questo ovviamente non significa che io approvi. Anzi le generalizzazioni per definizione non corrispondono mai alla realtà.

    Ti ho risposto indirettamente in una nota su Facebook
    https://www.facebook.com/notes/fabio-sutto/caro-amico-se-non-ottieni-risultati-con-facebook/10151411058979614

    Mi dispiace solo che la potranno leggere solo quelli iscritti e loggati in Facebook :)

    Ti invito sin d’ora alla tavola rotonda del nostro corso/evento, farai bella compagnia al “nostro” Fabrizio Martire (uno dei relatori che ha idee simili a quelle di Alessandro e, secondo me, drastiche, frutto di una panoramica incompleta e quindi sbagliate). A dimostrazione comunque che al nostro corso si parla di tutto e non si temono i pareri fuori dal coro…specie se facilmente confutabili :D

  • Ciao Fabio,

    non credo di aver generalizzato e nemmeno credo che sia corretto che posti un link per i soli di FB. Come vedi, ho quella serenità intellettuale di pubblicare il tuo commento senza modificarlo nemmeno di una virgola, proprio perché, a differenza di quanto affermi, ho usato più “una lametta” che una accetta.

    Ti ringrazio per l’invito, come vedo è un corso a pagamento e quindi, sai benissimo che per mia forma e convinzione, non credo sia il caso che io sia “nemmeno” nel pubblico, potrebbe avvalorare quanto io ritengo non corretto. La cultura digitale e anche l’utilizzo di sistemi di web marketing, sono assoggettati da gestori di sistemi che vengono da “professionisti” utilizzati a fronte di un riconoscimento economico e dipendenti dai risultati che gli stessi, dovrebbero in qualche maniera “garantire”.

    Il contrario avviene con i corsi dove, per la maggior parte dei casi, da quello che ho letto dal vostro sito promotore del corso, ha le medesime prerogative di altri, anche in ottica SEO, sai benissimo che rispetto ma allo stesso tempo, non condivido affatto. Per lo stesso motivo, mi sono sempre reso disponibile ad incontri anche con gruppi ed Associazioni (a titolo gratuito) al fine di portare la mia esperienza e la mia persona a rispondere (per esperienza) su quanto mi veniva domandato. Non ne ho fatto un modello business, per quello mi si contatta e il discorso è differente.

    Non sono contrario ai social network, ne ho seguito lo sviluppo e ottenuto anche degli ottimi risultati, ma se devo fare un parallelo tra search e social, se mi paragonate un ADV FB e un PPC del più noto motore di ricerca, lo sai anche tu ed è inutile ribattere, non c’è paragone che tenga “tranne che per casi specifici”; non è la “maggioranza dei casi”. Questo voi, come gli altri che propongono corsi, non lo dite.

    Stranamente, se da una parte “paventate” una forma di ritorno da quelle che sono le attività di “social marketing” e da quello che leggo, le paragonate a un PPC su motore di ricerca, credo che siano i numeri a smentire di default queste teorie. Il numero delle ricerche rispetto a un potenziale di utenza in un RECINTO come può essere un social network, bhé… non sei affatto uno stupido e sai che di base c’è una vecchia conoscenza tra noi, ma sostieni quello che io ritengo, non sostenibile.

    Sono stato tra i primi ad analizzare il potenziale d’evoluzione di “social Network” (Google Plus) e detto che di sicuro, in ottica di WEB MARKETING che abbracci il dato sociale e quello search, il vero frutto di questi tentativi fatti negli anni, è targato sicuramente Google. Nero su bianco, resterà scritto qui, ma sembra di vivere le stesse discussioni fatte al tempo di MySpace; con il senno del poi, mi sembra di aver avuto ragione su tutta la linea.

    Tornando ai corsi, questa da te definita “generalizzazione”, ha dei dati e non credo tu possa contestarli. Sono screenshot abbastanza chiari e riguardo alla tua battuta: “facilmente confutabile”, da quello che ho letto, dalle persone che sono elencate per quel corso che proponete, non so che dirti, le professionalità mi sembrano distanti dal mondo dei social. Non me ne volere, ma non credo di aver visto grandi attività in Twitter, lo stesso su vostri profili FB e non mi sono curato di vedere tutti i relatori che, per quanto si possa dire, per me, alcuni sono del tutto sconosciuti.

    Re Artù e la tavola rotonda dei corsi, non fa per me, se ci sono dati su un campione ampio di clienti/casi, avrete modo di fare un contro post “serio” e non su di un profilo privato; non devo spiegarti le dinamiche di blogger che sono “alla base” di alcuni termini. Il social non è un contro post, è una risposta in un recinto dove spesso, si fa solo branco e non mi hai nemmeno usato la gentilezza di mettere un TAG; avrei risposto per le rime e lo sai.

    Ho letto quanto hai pubblicato e ti “rinnovo” la riflessione del tuo screenshot; stai parlando di un caso specifico ma la percentuale che TU hai evidenziato in rosso, è pari a uno scarso 20% di traffico proveniente da FB, prima c’è altro o sbaglio?

    Corsi facebook

    Sarebbe interessante vedere l’intero screenshot e scoprire che il resto del traffico, circa il 70% del traffico a quel sito, è di origine search… non è vero? Hehehe.. Fabio caro, capisco e comprendo, ma diciamoci le verità, il resto, veramente non aiuta te, non aiuta i potenziali corsisti, non aiuta le aziende a capire che i social FANNO PARTE di un sistema di WEB MARKETING che comprende anche i social ma non sono di certo il FULCRO CENTRALE di un concetto BUSINESS. Lo dice anche Andrea Cappello da sempre e credo che siamo ad essere i soli ad averlo sempre sostenuto.

    Voi volete far credere il contrario? Quando a un sito web ottimizzato, il traffico sarà “pari o superiore” all’80% e proveniente da Facebook, ne potremo parlare, oggi non è così e tu lo sai benissimo come, per lo stesso motivo, sai benissimo della flessione dei risultati anche di utilizzo delle piattaforme sociali, con l’eccezione che i dati G+, Place e Local con AdWords Express, sono invece in crescita.

    In bocca al lupo Fabio, i corsi… se proprio si devono fare per fare cultura digitale, si fanno gratuiti e con diretta streaming, quanto fate è business, lecito e mi ripeto, bisogna dire la verità però!

    Buona serata.

  • Alessandro lascerei stare le questioni etiche o pseudo tali, perché mi pare una perdita di tempo in questo contesto.
    Per come la vedo io chi fa formazione (o divulgazione o chiamala come vuoi) ha diritto ad averne un tornaconto economico, tanto quanto il consulente che fa consulenza.

    Non vedo dove non avrei detto la verità riguardo ai dati, infatti è tutto chiaro ed è lì: ho semplicemente fatto vedere come Facebook abbia un ottimo tasso di conversione e abbia portato conversioni che altrimenti non sarebbero arrivate (nota bene) e a costo praticamente zero (nota bene), coinvolgendo in maniera minima risorse interne che altrimenti avrebbero fatto poco altro.

    Certo il grosso del traffico arrivava dal search, embhé? E’ un cliente che seguo a 360°, è ben posizionato nell’organico con keyword molto competitive (ci ha messo 4 anni però) e spende parecchio in Adwords (parecchissimo però).
    Proprio perchè lo seguo a 360° sono libero dal sentirmi in obbligo dal dover difendere un canale rispetto ad un altro.
    Dal prossimo anno intensficherà gli sforzi su tutti i fronti e in particolare su Facebook, perché lì ci sono maggiori margini di crescita a parità di sforzo: ciò che conta davvero è il costo conversione e quello di Facebook in questo caso è imbattibile.
    Come ripetevo altrove la SEO non è morta, Facebook non è morto…morto è chi si fossilizza.

  • Avevi diritto di replica, dal prossimo commento, deciderò se pubblicare o meno.

    No, il fattore etico in questo settore “è il problema” e tu stesso, più di una volta in ambiti e circostanze diverse, hai sollevato lo stesso identico problema.

    No, la formazione fatta mono direzionale che non da seguito a quanto viene divulgato con riscontri oggettivi, è un ritorno non alle aziende e a chi segue il corso ma solo a chi propone il corso. Un ottimo tasso di conversione lo vedi anche dal dato analitico che ti ho pubblicato nel mio articolo. AdWords converte 1 su 5 mentre Ads di Facebook quanto? Fai questa proporzione e vedrai che quanto sostieni non è reale.

    Continui a sostenere “costi”, in piena accezione del termine, avresti ragione ma siccome fai il comunicatore, una cosa è fare un “investimento” in PPC, altro è avere un costo di un corso più il costo di un Social Media Manager.

    Il costo è quello del corso? Vero!
    Il costo è quello che l’azienda deve sostenere per un Social media Manager? Vero!
    L’investimento è il PPC che in base a un budget? Il “ricavo” può essere quantificato? Vero!

    Ma allora stai parlando di cose diverse. Non è un “costo zero” se una azienda deve “investire” in un “corso” e poi in una “persona” che si occupi, di quello che si “spera” abbia imparato ad un corso.

    Io infatti non mi sono fossilizzato credendo alle pozioni magiche del maghetto da strapazzo Zuzu e il suo giochetto; sostengo da oltre 1 anno Google Plus e il ritorno dalle pagine (A COSTO ZERO) è di migliaia di volte superiore all’impegno profuso in un canale come FB che, è bene tenere ma che non mi permetto assolutamente di suggerire al cliente come prioritario rispetto ad altri.

    Provare per credere? Tempo al tempo Fabio? Queste cose… restano scritte. Poi vedremo!

    Grazie dello scambio di vedute,

    Alex

  • @alessandro


    Avevi diritto di replica, dal prossimo commento, deciderò se pubblicare o meno.

    se sarai così gentile da pubblicare bontà tua… se hai un blog e ci sono dei commenti non offensivi o off-topic di solito si pubblica. Comunque è un’altra storia.

    Nel caso citato il cliente ha investito un po’ del suo tempo che ha generato delle conversioni che altrimenti non sarebbero arrivate (non ha fatto corsi, il consulente lo pagava comunque, il costo è quello di quel po’ di suo tempo).

    Il rapporto costo/risultato è stato positivo.

    Abbandoneremo Google? No ovviamente ma faremo crescere gradualmente Facebook (e Google+ visto che ti piace): tutto quello che darà risultati positivi crescerà, nella massima apertura mentale, senza preclusioni.

    Quanto all’etica, non ricordo quando avrei avuto idee analoghe a quelle che esprimi qui ma… a meno di non ritenere i propri clienti dei cerebrolesi che spendono soldi a casaccio, lascerei loro il beneficio di fare la formazione che ritengono di dover fare… poi si lamenteranno o saranno contenti, sicuramente potranno dialogare meglio con il proprio consulente di fiducia.

    Grazie a te per lo scambio di vedute

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